quoPiano e adagio. I dati, positivi, sull’andamento della stagione cinematografica 2016 italiana non devono trarre in inganno. Certo, la matematica non è un’opinione e davanti a un +6,06% per le presenze e a un +3,86% negli incassi, rispetto al 2015, sembrerebbe di voler fare, a tutti i costi, il bastian contrario nel voler giudicare negativamente queste variazioni percentuali. Però, bisogna andare oltre le apparenze, leggere attentamente questi segni positivi per capire se rappresentino realmente tutto il movimento del grande schermo, oppure no. Propenderei per questa ultima opzione, come ho scritto oggi su il Giornale, nel mio commento che ora condivido anche con i miei lettori del blog. E il perché sta dietro il nome forte, unico, del cinema tricolore: Checco Zalone. Il suo Quo Vado?, uscito l’1 gennaio, ha rappresentato, da solo, quasi il 10% dell’intero anno, sia in termini di entrate, sia in biglietti venduti. Un’azienda a sè, irripetibile. Nessuno è capace di spostare e, soprattutto, determinare un risultato come il simpatico Luca Medici. Tanto è vero che in questo Natale, senza un suo film in sala, gli incassi, nel periodo vacanziero (dal 16/12 al 6/1), sono diminuiti del 38,06% rispetto a dodici mesi prima, con un terrificante -35,71% di presenze. Tutto questo, di fronte all’inutile, autolesionistico sovraffollamento di uscite, ben 29, a tutto discapito della qualità. E, infatti, il pubblico ha dato il suo eloquente due di picche. Del resto, nel 2015 sapete quante pellicole nuove sono arrivate nelle sale italiane? Addirittura 554 (rispetto ai precedenti 480), dei quali ben 208 sono film italiani. Di tutti questi, indovinate quanti sono arrivati nei primi venti, come incassi? Tre. Il perché è facilmente spiegabile: “Molte di queste uscite -come ha spiegato ieri il direttore generale Cinema del MiBact, Nicola Borrelli-, sono tecniche, avvengono cioè solo per poter ottenere dei finanziamenti”. Tanto che se vai a vedere le presenze in sala, scopri che, a volte, neanche i parenti stretti si sono scomodati per andare a vedere queste imprescindibili opere d’arte. Certo, gli schermi presenti non aiutano. Da noi sono 2600, pochissimi se confrontati con i 5700 francesi. Tanto che se noi stappiamo lo spumante per aver venduto più di 105 milioni di biglietti, i nostri cugini festeggiano con lo champagne per i loro 230 milioni di ingressi nel 2016, dato che ci ridimensiona bruscamente (in Gran Bretagna sono stati 185 milioni e in Germania 130). Con meno schermi. il cinema d’essai finisce per essere penalizzato a discapito dei cosiddetti titoli commerciali. Quindi, molti risultati negativi sono dovuti più a una scarsa lungimiranza nella distribuzione che in una cattiva volontà di chi ha prodotto il film. Però, che qualcuno ci marci, è evidente. E Zalone, dall’alto di tutto, se la ride, facendo divertire tantissimo anche noi spettatori.

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