Eccomi, ritorno a scrivere dopo essere stato spalmato su millemila altre cose. E me ne scuso con tutti voi che invece siete fedeli frequentatori di questo blog. Scrivo adesso le mie sensazioni (sono le 21.08 di venerdì 11 maggio) dopo tante settimane nella giuria del serale di Amici. Domani inizia la fine, nel senso che in pochi giorni saranno eletti i vincitori di ballo e di canto. Non è tempo di bilanci ma quasi. Quelli televisivi parlano da soli senza che debba aggiungere neanche una parola: successone, come al solito. Il resto è ancora aperto. Ebbene, sono stato impressionato. Sono stato impressionato dalla qualità della musica in studio grazie a un’orchestra che è davvero di un altro pianeta. Neanche io ci credevo, prima di entrare in un qualsiasi studio televisivo. Ma i tempi delle dirette tv sono frenetici e mal si conciliano con quelli di un’orchestra di quaranta e più elementi. Vessicchio è stato invece in grado di adeguarsi e di creare un insieme di musicisti così agile e così preparato da saper affrontare qualsiasi imprevisto. Forse una cosa è sconosciuta ai più: per un cantante pop (ma anche per un cantante classico) cantare con “dietro” un’orchestra spesso è un incubo. L’orchestra ha un volume di suono pazzesco, una complessità e una varietà di riflessi che rischiano davvero di “coprire” qualsiasi voce. Ad Amici non è mai successo. Certo, il merito è anche dei cantanti. Ma a lui, al maestro Vessicchio, il bravo più grande da chiunque ami la musica in senso più alto e puro. Ecco, qui siamo al punto. In queste settimane mi sono accorto che invece qualche volta i “fan” di questo o quel cantante non si calano davvero nel clima di uno show musicale. Ad Amici si parla di musica. Certo, c’è tutto il contorno glamour inevitabile in qualsiasi evento musicale. Ci sono le storie d’amore, i gossip, gli ospiti e le indiscrezioni. Ma, per quanto mi riguarda, ad Amici ho trovato uno dei rari posti dove la musica è davvero protagonista fino in fondo. Lo dico sul serio. Il merito è innanzitutto di Maria De Filippi, che ho scoperto amare la musica più di tanti importanti discografici. E il pubblico se ne accorge. Non a caso, l’altro sabato la sfida finale tra i cantanti è stata uno dei picchi di ascolto televisivo della puntata. E la compilation Amici 2012 è arrivata in cima alla classifica di vendita in tre giorni netti. Un risultato che neppure le più grandi popstar, tanto per capirci. Però in queste settimane sono stato molto colpito dalla virulenza di tanti insulti (via email o twitter) che ho ricevuto. Quasi tutti gratuiti. Molti violentissimi. E quasi tutti basati su di un presupposto secondo me sbagliato: Amici è un programma “per” la musica”. E non “contro” qualcuno. Le giurie votano liberamente, sia per il canto che per il ballo. La musica pop è un campo delicatissimo perché riguarda la sensibilità di ciascuno di noi. E ognuno di noi ha la propria sensibilità, per forza e per fortuna individuale, diversa, magari incompatibile con quella degli altri. Vivaddio. Se non fosse così, non esisterebbe il pop libero ma il pop bulgaro, se mi posso permettere. Nell’edizione di Amici di quest’anno ho trovato il più alto rispetto possibile. Votano i giurati. Vota l’orchestra. Vota il pubblico. Ciascuno può criticare gli altri, naturalmente. Ma questo credo sia il metodo di valutazione più trasversale e ineccepibile che si possa trovare in qualsiasi campo, non solo musicale. Votano gli esperti. E votano gli ascoltatori. Meglio di così. Però – ed è una moda che si è diffusa in tutti i campi della cronaca – a molti fa comodo pensare che ci siano dei retroscena, dei complotti, delle congiure. Non è così. Perciò sono orgoglioso di far parte di questa squadra di Amici. Ovviamente, non entro nel merito di ciascun cantante perché ne parlerò solo a giochi fatti. Però sono contento di aver assistito in queste settimane all’evoluzione di tanti ragazzi che sognano di fare i cantanti (da Claudia a Ottavio) e di tanti altri che già sono cantanti famosi ma che si sono rimessi in gioco rischiando anche grosso. Credo che questo sia lo spirito giusto. A prescindere da tutte le dietrologie che, per esperienza di giornalista, lasciano il tempo che trovano. Ve lo assicuro.

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