Dopo sette puntate di serale, Amici ha delineato i primi vincitori (Giuseppe Giofrè nella danza) e i primi esclusi davvero “pesanti” come Pierdavide Carone, che ha lasciato lo studio dopo il voto della giuria tecnica (di cui faccio parte) ringraziando Maria De Filippi perché “con la sua onestà intellettuale non mi ha mai fatto sentire fuori posto”. Era appena stato eliminato. Aveva subito una delle peggiori batoste che un artista possa immaginare: l’eliminazione per merito. Non al televoto. Ma per merito. Un’eliminazione oltretutto in diretta tv, davanti a milioni e milioni di persone. Ma ha reagito con lo stile proprio delle grandi personalità: con classe. In una situazione del genere tanti avrebbero potuto dilagare, insultare, immaginare chissà quali complotti o chissà quali retroscena. Lui ha preso atto con dignità assoluta e ha detto parole nobili. Attenzione, questo non vuol dire che io sia contento della sua eliminazione. Vuol dire che un artista si giudica anche da questo. Pierdavide Carone è uno dei cantanti italiani che negli ultimi sei mesi hanno avuto la più grande esposizione possibile su giornali e tv. Meritata, non c’è dubbio. Prima il Festival di Sanremo con Lucio Dalla. Poi la musica italiana orfana di Lucio Dalla. E infine l’edizione di Amici che lo ha eliminato alle soglie della semifinale, mica al primo turno. Bene, lui ad Amici ha fatto la sua gara da guastatore, cantando canzoni imprevedibili come Another brick in the wall o piccole gemme come Basta così e portando a termine la sua missione: far capire chi è. Per uno come Pierdavide, l’esito di una gara è tutto sommato marginale: conta far capire chi è. E ce l’ha fatta. Non solo con la musica. Ma anche con le parole che ha detto. Tutte. Posso scriverlo?? Sono orgoglioso di lui e sono sicuro che non ce lo leveremo di torno (se così scherzosamente posso dire) per tanto tempo e tanto ancora. Adesso tutto si sposta a Verona, anzi all’Arena di Verona che è un posto meraviglioso e meravigliosamente adatto alla musica. Nell’Arena ho visto e sentito di tutto, persino un concerto dei Kiss. All’Arena sono andato a fare il primo servizio da inviato dopo l’incidente stradale che mi ha praticamente demolito (era il Festivalbar del 2002, io dopo la frattura del bacino facevo molta fatica a camminare negli strettissimi e sconnessi corridoi dell’Arena: vabbé ma questi sono ricordi “pulp” e quindi è meglio evitarli) e lì ho sempre ascoltato e visto grandi show. E’ un luogo meraviglioso al punto che ho sempre pensato che, se l’Arena di Verona fosse stata a Roma, forse gli imperatori avrebbero votato i cantanti invece dei gladiatori… Nessun talent show del mondo si celebra all’Arena di Verona e questo è senza dubbio un merito da non dimenticare. Insomma, per chiudere, venerdì e sabato si consacra questa edizione di Amici. E il sipario scenderà in uno dei posti più belli in assoluto, uno di quelli che, nel mio piccolo, dai Radiohead a Barbra Streisand ho sempre sentito citare come favoloso e irripetibile. La pressione e l’attesa per la finale sono altissime (ve lo confermo, sempre nel mio piccolo). E credo che da questa edizione emergereranno molte più sorprese di quante ce ne possiamo immaginare. Amici è ormai nel tessuto della musica italiana al punto che conta relativamente il piazzamento di ciascun cantante. Conta esserci stato, esattamente come al Festival di Sanremo o in pochi altri luoghi analoghi. Perché, come spiegava Dean Martin (uno che ha fatto la storia dello spettacolo del Novecento) “se tu hai talento, l’unico obbligo che devi rispettare è di non lamentarti: tanto sai che il tuo merito prima o poi verrà fuori”. Arrivederci a sabato sera. Scriverò appena si spegneranno le luci dell’Arena.

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Amici arriva al dunque. E Carone ne spiega il senso, 5.9 out of 10 based on 14 ratings
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