La digitalizzazione del sistema scolastico e’una delle priorità indicate dai saggi nella relazione poi consegnata al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Un passo riconosciuto come necessario anche dal neoministro dell’Istruzione, Maria Chiara Carrozza. Ma a che punto e’ la scuola italiana rispetto ai vicini europei?
In Norvegia, Svezia, Danimarca, Finlandia l’80 per cento degli studenti frequenta scuole  magnificamente  attrezzate dal punto di vista tecnologico. Significa che Olav, Greta, Noah, Anniki  nelle loro scuole trovano tablet, computer, lavagne interattive, wi-fi, banda larga. Oltre naturalmente a bagni forniti di abbondante carta  igienica. Non soltanto gli istituti offrono un buon accesso ICT (ovvero la disponibilità di tutte le Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione) ma  i loro professori sono preparati e li sostengono lungo questa strada.

E i nostri ragazzi? Martina, Andrea, Giulia, Lorenzo, Elena? I nostri figli  che hanno la stessa età e gli stessi sogni ed aspirazioni degli altri giovani europei e non europei? Bhè i loro sogni sono gli stessi ma purtroppo soltanto quelli. Non sono uguali invece le opportunità  che vengono loro offerte a scuola soprattutto in quell’area dove le nuove tecnologie devono incontrarsi con il sistema educativo. Proprio poche settimane fa il ministro dell’Istruzione uscente, Francesco Profumo, ha firmato un decreto ministeriale in materia di adozione dei libri di testo che prevede <la disposizione per i collegi dei docenti di adottare, dall’anno scolastico 2014/2015, solo libri nella versione digitale o mista>.  Ma prima di firmare questo decreto il ministro avrebbe fatto meglio a leggere “Survey of schools: ICT in education”. Si tratta di uno studio sui livelli di accesso a tutte le potenzialità offerte dalle nuove tecnologie  che i giovani europei trovano nelle loro scuole. Lo studio è stato condotto da <European Schoolnet> una rete di ricerca tra ministri dell’Istruzione dell’eurozona che lavora in collaborazione con la CommissioneEuropea e raccoglie oltre 190,000 risposte da studenti , professori e dirigenti scolastici dei 27 paesi membri Ue.

Lo studio ricco di dati  offre spunti interessanti e anche l’occasione per evidenziare un paio di considerazioni essenziali per l’Italia, riflessioni da portare decisamente all’attenzione del nostro futuro governo.

Dalla ricerca europea veniamo a sapere che nella Ue uno studente su due (intorno ai 12/13 anni a seconda della scansione dei corsi di studio dei diversi paesi )  si trova in una scuola dove gli insegnanti incoraggiano i ragazzi ad usare le nuove tecnologie ; uno su quattro ha professori che non hanno problemi ad usare computer e affini, ha un accesso facile ai diversi  Ict e e nessun ostacolo ad usarli in classe, e uno su tre ne ha piena disponibilità a scuola ed a casa. Attenzione perchè in paesi come Norvegia, Danimarca, Slovenia e Repubblica Ceca due studenti su tre  sempre nell’eta  che segna il passaggio alle scuole superiori frequenta <digitally supportive school>,  scuole digitalizzate. I cambiamenti decisivi, nel senso di una progressiva imponente digitalizzazione delle scuole, sono partiti nel 2006.

Volete sapere che cosa succede da noi? Attrezzature informatiche particolarmente insufficienti o totalmente assenti vengono segnalate da studenti e insegnanti in modo particolarmente evidente  e grave in Romania, Turchia, Lettonia e…. Italia. Nessuna sorpresa per chiunque abbia messo piede di recente in una scuola italiana, fatte le dovute eccezioni.

 Nei paesi più arretrati da questo punto di vista, compreso il nostro, non sembra ci sia molta differenza rispetto al numero di computer per studente tra  gli istituti sia che si trovino in una grande metropoli  o in mezzo alla campagna.

Le cose  vanno diversamente nel resto d’Europa. Dal 2006 il numero dei pc  ogni 100 studenti è raddoppiato, si sono diffusi i Laptops e le lavagne interattive. In generale tutti gli istituti si stanno orientando verso i portatili o tablet e cellulari. Quasi tutte le scuole hanno la banda larga ed un sito web.

Permangono  grandi differenze tra i vari paesi. Lo studio evidenzia che Olav nella sua scuola a Oslo ha un computer tutto per lui, Greta in Danimarca si limita a dividerlo con il suo compagno di banco mentre in Italia la media è di un computer ogni 12 alunni. Fanno peggio di noi soltantola Grecia, un pc ogni 17 alunni, e la Turchia, uno ogni 22. La media Ue è di un pc gni 4 studenti.

Ma le cose vanno anche peggio per la banda larga. A livello di scuola primaria il 34 per cento degli alunni italiani frequenta istituti senza banda larga mentre la  media europea di scuole ancora prive di connessione veloce è scesa all’8 per cento.

Va un pochino meglio alle superiori dove soltanto il 18 per cento degli istituti italiani risulta privo di Internet veloce ma si resta ancora abbondantemente sopra la media Ue che è del 4 per cento. Dato negativo che va a braccetto con quello che ci relega all’ultimo posto in Europa : il 42 per cento degli studenti italiani delle superiori non ha mai usato neppure una volta il pc durante le lezioni mentre la media Ue è del 21 per cento.

Quando l’Italia è rimasta così indietro ? Più o meno negli ultimi 5 anni. Nel2006 inNorvegia c’erano 41 pc ogni 100 studenti di scuola superiore. Oggi sono saliti a 100 su 100, uno a testa. In Italia nel 2006 erano 11 ogni cento ora sono scesi a 9.  Sicuramente non ci sono stati investimenti sulla scuola ma va anche detto che non c’è stata anche nessuna programmazione che guardasse al futuro. Giusto qualche lavagna interattiva come una goccia nel mare. In questo senso può sembrare lodevole la volontà di svecchiare la scuola con l’introduzione degli e-book. Ma  è assurdo pensare di imporre questo svecchiamento per decreto senza tenere conto della realtà. In quasi nessuno dei paesi più avanzati dal punto di vista dell’implementazione delle tecnologie all’interno del sistema educativo c’è stato un diktat dall’alto per partire in un senso o nell’altro. Ci sono stati semmai per fortuna loro degli investimenti. Soldi spesi dai i governi e dalle istituzioni per questa modernizzazione.

In alcuni casi anzi è stato criticato addirittura un eccesso di investimenti nel settore tecnologico  a scapito del resto. Tanto che ad esempio negli Usa ora la parola d’ordine nella scuole che sta prendendo piede è BYOD, Bring Your Own Devices, ovvero « portatelo da casa » , si parla di  I-phones I-pad o pc. Sarà probabilmente questa alla fine l’unica strada da percorrere in Italia visto che di investimenti sulla scuola non se ne parla proprio.

E se dovranno essere i professori ad incentivare gli studenti il divario con gli altri paesi purtroppo appare ancora più evidente. In Italia soltanto il 20per cento dei professori delle superiori sfrutta gli strumenti offerti dalle nuove tecnologie per più del 25 per cento del tempo che si passa in classe. Siamo gli ultimi contro una media Ue del 32 per cento.

Le ragioni sono evidenti . Prima di tutto molte scuole questi strumenti non li hanno proprio. Esiste poi una percentuale di insegnanti che ammette di non avere alcuna confidenza con le nuove tecnologie ovvero quel 14 per cento che rivela di non aver mai fatto uso di ICT nel suo lavoro contro una media Ue del 12. Anche la confidenza nella capacità di usare ICT non è alta, soltanto il 30, 9 per cento degli insegnanti italiani si sente sicuro contro una media Ue del 31,6.

Sia chiaro che chi scrive non pensa che le attrezzature informatiche da sole possano fare la qualità della scuola. La questione però è molto più complessa perchè non si tratta soltanto di portare un pc in più a scuola. L’avvento delle nuove tecnologie sta profondamente cambiando il mondo e dunque anche il sistema educativo. Il modo di comunicare i saperi e le competenze si sta sempre più orizzontalizzando…. Ma di questo parleremo in un prossimo blog.

Il punto è che davvero si rischia di tagliare fuori i nostri figli da un futuro che gli altri loro coetanei stanno già vivendo. Ecco come Neelie Kroes vice presidente della Commissione europea commenta i dati che emergono da questo studio.

<Qui non si parla soltanto di macchine e  microchips ma di offrire alle persone gli strumenti per migliorare la loro vita , realizzare i loro sogni e massimizzare le loro opportunità. Presto il 90 per cento dei lavori richiederanno competenze digitali  ma gli europei che le hanno non sono ancora abbastanza. Do il benvenuto a questo studio perchè noi possiamo invertire la rotta nelle scuole  e se gli insegnanti avranno maggiore confidenza con le tecnologie potranno ispirare meglio la prossima generazione>.

Purtroppo questa ricerca ci dice che l’Italia sul fronte <ICT in education > è ancora al nastro di partenza, che i nostri figli devono ancora cominciare mentre il norvegese Olav è già arrivato al traguardo. Quindi  occorre iniziare a correre. Adesso

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