A Bologna il 26 maggio si terrà il referendum cittadino sul finanziamento del Comune alle scuole paritarie private. Il risultato di questa consultazione non potrà non avere conseguenze anche per il resto del Paese. Se dovesse vincere il fronte dei “no” , ovvero di chi non vuole che si sostengano le private con i soldi del Comune, questa vittoria potrebbe essere usata come un Cavallo di Troia per mettere in discussione  il principio  del finanziamento anche a livello nazionale,  scardinando così il sistema scolastico integrato, che comprende pubbliche e paritarie, istituito nel 2000 per volontà dell’allora ministro dell’Istruzione, Luigi Berlinguer. Nel caso di Bologna sul piatto c’è circa un milione di euro ed il destino di 1.736 bambini, ovvero gli iscritti alle materne paritarie in quella città.

Questo il quesito che verrà posto ai cittadini. “Quale, fra le seguenti proposte di utilizzo delle risorse finanziarie comunali, indicate in euro 955.500 + 100.000 per l’anno scolastico 2011-2012 nella deliberazione di Consiglio Comunale PG. N. 203732/2011 approvata il 27/09/2011 secondo il vigente sistema delle convenzioni con le scuole d’infanzia paritarie a gestione privata, ritieni più idonea per assicurare il diritto all’istruzione delle bambine e dei bambini che domandano di accedere alla scuola dell’infanzia ?” I cittadini dovranno scegliere tra queste due opzioni.  A) utilizzarle per le scuole comunali e statali; B) utilizzarle per le scuole paritarie private”

Contro il referendum si sono schierati il sindaco Virginio Merola e la giunta comunale, il Pd ed il Pdl . Non stupisce poi che contro l’abolizione dei finanziamenti ci siano la Chiesa e le associazioni cattoliche. A Bologna su 27 asili privati 25 sono cattolici. Anche su questo tema si evidenzia la spaccatura del fronte della sinistra perché a favore dell’abolizione ci sono tutti  i consiglieri dei partiti minori di maggioranza  ovvero Sel e Idv ed i partiti della sinistra radicale  e  il Movimento 5 stelle. Attenzione però.  E’ contro il finanziamento pure la “pancia”,  la base del Pd, gli elettori in dissenso dalle indicazioni di partito e infine anche l’estrema destra di Casapound e Blocco Studentesco. Uno schieramento decisamente variegato ma indubbiamente molto vasto.

Nel timore di una vittoria del fronte pro abolizione il sindaco Merola ha deciso di rivolgere un appello alle famiglie bolognesi attraverso il suo sito. <Votate B come bambini>, chiede il primo cittadino schierato per il mantenimento del finanziamento alle materne paritarie. Una lettera che ha scatenato polemiche durissime tra i sostenitori della “A “che invece prevede l’abolizione del sostegno alle  private.

L’Agesc, l’associazione dei genitori delle scuole cattoliche, a sostegno del mantenimento del finanziamento porta una serie di cifre. Il Comune spende circa 38 milioni di euro all’anno per le scuole di infanzia tra comunali, statali e paritarie. Dunque, dice l’Agesc, soltanto il 2,8 per cento dei finanziamenti va alle paritarie. Un alunno delle comunali costa alle casse pubbliche 6.900 euro all’anno, l’alunno della statale 700, quello della paritaria 600. Con il milione di euro eventualmente risparmiato negando il finanziamento alle paritarie dunque il comune riuscirebbe ad attivare soltanto circa 140 posti contro gli oltre 1.700 necessari se le paritarie chiudessero.Argomentazione respinta dai promotori del referendum. Ritengono infatti che le paritarie potrebbero andare avanti benissimo lo stesso senza i soldi pubblici. Intanto il Movimento5 stelle ha già preso l’impegno di portare il caso del referendum di Bologna in Parlamento per ribadire <la centralità della scuola pubblica>.

Il referendum di Bologna dunque diventerà il banco di prova per la tenuta dei finanziamenti alle paritarie a livello nazionale. L’eventuale vittoria del fronte favorevole all’abolizione aprirebbe una falla nella diga davvero difficile da richiudere. E se lo chiedessero a voi come votereste? “B” come bambini o “A” come alt ai finanziamenti?

 

Tag: