Immagina di svegliarti tutte le mattine di ottimo umore. Perché? Perché sai che andrai in un posto che ti piace, dove potrai imparare cose nuove, lavorare e produrre e dunque anche guadagnare e infine divertirti. Tutte queste cose in uno stesso posto. Forse è soltanto un’utopia ma molti pensano che valga la pena inseguirla.  Viviamo in una cupa era di crisi economica e la disoccupazione giovanile è diventata una piaga.  E c’è una cosa anche peggiore della  mancanza di lavoro, la mancanza di speranza. Ma ora c’è chi ha visto uno spiraglio di luce e ha deciso di crederci e di inseguirlo. La luce si è accesa negli Usa ed un raggio è arrivato fino in Italia.

Questa luce arriva dai Fab Lab ovvero laboratori di fabbricazione digitale dove ciascuno di noi in teoria può fare, quasi, qualsiasi cosa: un attrezzo agricolo, un arto artificiale, un ventaglio, un progetto architettonico.

Il papà dei Fab Lab si chiama Neil Gershenfeld http://ng.cba.mit.edu/. E’ un professore del Mit (Massachusetts Institute of Technology ) di Boston dall’aria mite con una gran massa di capelli che si stanno imbiancando e che sa raccontare la nascita dei Fab Lab come fosse una favola, con l’entusiasmo con cui si racconta una partita vinta dalla propria squadra del cuore. Tutto è iniziato con un corso di studio rivolto agli studenti dal titolo “How to Make (almost) Anything”  ovvero “Come fare, quasi, qualsiasi cosa”coordinato da Gershenfeld. Dopo il successo del primo anno, il Centro Bit & Atoms del Mit , di cui Gershenfeld è direttore, ha deciso di ampliare il progetto inaugurando un laboratorio grazie al supporto della National Science Foundation. Pian piano nel corso degli anni i Fab Lab sono spuntati come funghi. Quello di Tomas Diez a  Barcellona (FabLab Barcelona); Eddie Kirbkby a Manchester (FabLab Manchester); Alex Schaub ad Amsterdam (FabLab Amsterdam).  Qualcosa si muove anche in Italia dove è venuto a far visita  Gershenfeld  per vedere con i suoi occhi che cosa succede da queste parti e anche per regalare agli aspiranti “makers” italiani  un po’ del suo entusiasmo. Il 24 maggio scorso  Gershenfeld ha incontrato i makers europei a Roma in un’incontro coordinato da Massimo Banzi, cofondatore di Arduino, e Riccardo Luna.  Un assaggio prima del World Wide Rome –  progetto di  Asset Camera e Tecnopolo – cui fa capo la  Maker Faire Rome – the European Edition: la fiera europea dei Makers che si svolgerà dal 3 al 6 ottobre 2013 al Centro Congressi dell’Eur http://www.makerfairerome.eu/it/. La prima edizione di Rome Maker Faire – The European Edition è realtà grazie all’accordo firmato conla Maker Media, gruppo editoriale proprietario del brand “Maker Faire” registrato a livello globale.

L’Ambasciatore degli Stati Uniti David Thorne sostiene con convinzione l’idea che la tecnologia digitale rappresenti lo strumento per lasciarsi definitivamente alle spalle la crisi economica. Il governo Usa in questa utopia ci  crede abbastanza. Tanto da pianificare un piano di investimenti da 3 milioni di dollari per la creazione di Fab Lab. 

L’idea dalla quale è partito Gershenfeld è molto semplice: perché tenere separate la scienza informatica da tutte le altre scienze?  Perché non trasformare i dati in cose e le cose in dati?  E perché  non aprire tanti piccoli laboratori per fabbricare direttamente quello che ci serve per vivere o per lavorare? Per capire di che si sta parlando  è bene dire che il risultato che ha suscitato più interesse e di cui sicuramente si è parlato di più  di questo processo avviato dal professore di Boston al momento è la stampante 3D, anche se Gershenfeld tiene a sottolineare che i Fab Lab non sono soltanto questo. Tutti abbiamo sentito parlare, anche con una certa preoccupazione della prima pistola di plastica fabbricata “in casa”  con la tecnica del 3D. Ma ci sono altre storie  molto diverse. Come quella del sudafricano Richard Van As che aveva perso quattro dita della mano e ha iniziato a consultarsi con Ivan Owen, un designer statunitense esperto di arti artificiali. È nato il progetto Robohand e dopo una serie di tentativi con l’aiuto della stampante 3D i  due maker sono riusciti ad ottenere una protesi dai costi infinitamente inferiori a quelli di mercato. Un prototipo che può esser replicato permettendo un risparmio enorme. 

 Gershenfeld in realtà è convinto che il mondo sia già dentro questa rivoluzione. Una nuova economia: la fabbricazione digitale che ha anche una nuova etica economica. <Storicamente  -dice il professore- Affari, Gioco e Formazione  erano separati. Ma ora grazie agli strumenti della fabbricazione digitale li troviamo  tutti insieme nei FabLab. In questi laboratori  puoi avere il tuo  guadagno,  puoi imparare un mestiere e puoi pure i divertirti>.

Un’idea nuova o meglio antichissima perchè senza dubbio non può richiamare alla mente le botteghe dell’artigiano dove gli apprendisti che imparavano a dipingere o a modellare il marmo si chiamavano Giotto o Michelangelo.  E dunque non c’è dubbio che l’Italia possa dare molto ai FabLab. Il prossimo Leonardo Da Vinci, assicura Gershenfeld, uscirà da un FabLab. Ma questa è una storia che racconteremo un’altra volta…

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