Chi è italiano secondo voi? Chi nasce entro i confini del nostro territorio? Chi ha il padre e la madre italiani o almeno uno dei due genitori? Chi condivide la nostra cultura, le nostre tradizioni? Chi  parla la nostra lingua? Chi tifa la nostra stessa squadra del cuore? 

Ciascuno di noi ha la sua idea di quello che significa o debba significare sentirsi italiano.  Il governo Letta accoglie due ministri che non sono nati in Italia e che hanno un’idea assai diversa sul percorso da seguire per conquistare la cittadinanza italiana. L’ex campionessa di canoa Josefa Idem, oggi ministro delle Pari opportunità e dello Sport, lancia la sua proposta: si estenda la cittadinanza anche ai minori che praticano sport a livello agonistico nelle varie federazioni. Purchè i genitori siano in regola con il permesso di soggiorno. Insomma una medaglia conquistata con valore attraverso la dura disciplina sportiva vale più del tempo effettivamente trascorso nel nostro paese o magari anche della conoscenza della nostra Costituzione. Il ministro  dell’Integrazione, Cecile Kyenge, è noto, avrebbe voluto riportare tutto allo ius soli: chi nasce in Italia è italiano. Ha però incontrato troppe resistenze anche perchè nessun paese europeo riconosce lo ius soli e dunque questa scelta entrerebbe in conflitto con le altre normative europee. Però il sasso lanciato dalla Kyenge ha mosso le acque e formato i suoi cerchi. E così ora in Parlamento una maggioranza trasversale, da Sel al Pdl con l’esclusione della Lega,  sta discutendo dello ius soli. Nel Pdl la maggioranza è contraria ma ci sono alcuni parlamentari che ritengono giusto affrontare il tema e non rifiutarlo a priori come fa la Lega.  Tra le proposte del centrodestra quella di assegnare la cittadinanza a chi frequenta la scuola dell’obbligo fino a 16 anni. Più larghe le maglie nelle proposte che arrivano da sinistra come quella di Sel che chiede soltanto un anno di residenza dei genitori per assegnare la cittadinanza al figlio nato qui.

La discussione va avanti ma intanto è bene che il lettore sappia che  al momento sono circa 140mila richieste in attesa di ottenere una risposta. Dal 2008 al 2010 si sono concluse con esito favorevole circa 40mila procedimenti all’anno. Insomma non è che ci sia questa rincorsa a voler diventare italiani e non sembra proprio che la priorità per gli immigrati che vivono in Italia sia avere la cittadinanza. Semmai un lavoro e la casa. Esattamente come molti italiani che pur avendo la cittadinanza sono disoccupati e arrancano per pagare un mutuo o l’affitto.

 

 

Tag: , , , , ,