Le Università asiatiche scalano le classifiche internazionali mentre aumentano quelle europee in arretramento  Ma è nato prima l’uovo o la gallina? Ovvero la crisi  economica ha inevitabilmente colpito il sistema di istruzione superiore o c’è crisi proprio perchè abbiamo smesso di investire nei settori giusti, formazione e ricerca?  Uno studio recente della Commissione Europea confermava proprio questo sospetto:  i paesi Ue che hanno puntato ad investire di più in formazione sono quelli che hanno risentito meno della crisi.

E’ un dato di fatto che mentre l’ Europa in stallo stringe  la cinghia ed in molti casi riduce gli investimenti destinati al settore dell’istruzione, Giappone, Cina, Singapore e Corea del Sud hanno deciso di puntare tutto il piatto  sulla formazione  ed il  sistema universitario.  Anche se non è soltanto una questione di soldi ma pure di come questi soldi vengono spesi. E non c’è dubbio: purtroppo negli anni d’oro il nostro paese questi fondi spesso li ha spesi molto male. Non a caso  l’Italia anche in un’Europa in crisi registra performance peggiori rispetto non soltanto all’inarrivabile Regno Unito e all’ancora invidiabile Francia ma pure rispetto alla Spagna.

 

Il  primato dell’Occidente  è concretamente in pericolo proprio secondo gli studiosi che si occupano di raccogliere ed analizzare i dati per poi mettere a punto le loro classifiche.  Phil Baty curatore della classifica Times Higher Education  pubblicata nel mio precedente blog già lo scorso anno aveva messo in guardia l ‘Occidente: attenzione Cina, Singapore Corea del Sud stanno investendo in innovazione e ricerca mentre  qui si tagliano i fondi destinati al settore. Ora un anno dopo sottolinea come la rincorsa asiatica sia inarrestabile anche se indubbiamente Regno Unito e Usa  lavorano per mantenere le loro posizioni. <Sono sempre più numerose le istituzioni asiatiche che stanno alle calcagna delle migliori istituzioni occidentali -dice oggi Baty- Stanno piazzando le loro pedine nei primi 50 posti e non danno segno di volersi fermare>. Qualche mese fa anche Ben Sowter, responsabile della QS Intelligence Unit e redattore del QS World University Rankings aveva lanciato l’allarme. <L’istruzione superiore asiatica sta attraversando una fase di rapida trasformazione. Singapore, Hong Kong, Cina e Corea sono in prima linea nell’assalto all’ èlite accademica globale. Nei prossimi venti anni potremmo assistere al sorpasso delle università europee e statunitensi da sempre in vetta>.

In attesa di tempi migliori è interessante e sicuramente utile cercare di capire quale sia la strategia messa in atto da Hong Kong a Singapore per strappare il primato culturale all’Occidente, fermo restando il dato della possibilità di investire grazie alla crescita economica. Fondamentale l’uso della lingua inglese e  l’avvio di collaborazioni e di vere e proprie partnership con le più prestigiose istituzioni inglesi e americane da Oxford a Berkeley. Insomma si prende l’idea e la competenza e la si eleva alla massima potenza.

Il fulcro intorno al quale pare ruotare il successo di Università come quella di Singapore è la capacità di attrazione. Attrazione dei docenti più preparati e con i curriculm più prestigiosi. Come? Attraverso meccanismi efficaci di promozione in modo da motivare lo spostamento. Nel villaggio globale conta anche la capacità di attrarre studenti da tutte le parti del mondo. E  ancora attrazione per trovare  partner industriali, fondi privati, sponsor. Molte Università poi puntano anche  sulla specializzazione  ed ovviamente quelle asiatiche primeggiano nel settore scientifico: nanotecnologie, robotica, high tech.

Come può invece attrarre un sistema come il nostro dove per vincere un concorso a Cardiologia non conta  essere il più preparato ma quello che  accetta di fare l’autista al professore come denunciato poco tempo fa da uno specializzando dell’ Università La Sapienza di Roma?

 

Tag: , , ,