Quale deve essere il destino degli embrioni congelati che per diversi motivi non possono essere impiantati? Da quando esistono le tecniche di procreazione assistita nelle banche dei Centri di Fecondazione, una dietro l’altra, si sono allineate nel corso degli anni come in un piccolo esercito le provette contenenti embrioni congelati non utilizzati dalle coppie. E  non soltanto perchè  affetti da patologie genetiche ma anche perchè qualche volta si decide di non procedere all’impianto per le condizioni di salute fisiche o psicologiche dei potenziali genitori.

In altri paesi la coppia alla quale appartiene l’embrione può liberamente  scegliere ad esempio se donarli alla ricerca. In Italia , la Legge 40 lo vieta. In più occasioni si è discusso sul futuro di questi embrioni nell’ambito di quanto è eticamente accettabile e tecnicamente possibile ma nel nostro Paese non si è arrivati a nulla. E’ stato calcolato il numero degli embrioni “abbandonati” , 3.700, mentre altre migliaia   sono in attesa di un possibile futuro impianto. Qualcuno aveva avanzato la proposta di darli in adozione ma anche questa ipotesi non è praticabile in Italia visto che l’eterologa è vietata.

Adesso la questione potrebbe essere risolta dalla Consulta chiamata a giudicare sulla legittimità costituzionale del divieto previsto dalla Legge 40 sulla donazione alla ricerca. Una  coppia si è rivolta al Tribunale di Firenze, che poi ha girato la questione alla Consulta,  per verificare la legittimità della Legge 40 nella parte che riguarda la revoca del consenso all’impianto e la possibilità di donare gli embrioni alla scienza.  La coppia si è rivolta ad un centro di fecondazione assistita che è riuscito ad ottenere 10 embrioni. Di questi però uno è morto e 5 sono risultati affetti da una patologia genetica. La coppia ha quindi deciso di rivolgersi al Tribunale per ottenere il diritto a donare tutti gli embrioni rimasti alla ricerca, cosa che potrebbero fare se decidessero di andare all’estero.

In questa vicenda ora si è inserito un elemento nuovo. L’avvocato Gianfranco Amato, presidente dell’Associazione Giuristi per la vita, ha deciso di chiedere alla Consulta la nomina di un curatore speciale per la difesa dei 9 embrioni . Un passo necessario, secondo Amato, perchè  <solo un curatore speciale, una figura creata per tutelare i diritti dei minori quando la volontà dei genitori entra in conflitto con i loro interessi, può contribuire a difenderli>. A sostegno di questa richiesta è subito intervenuto il quotidiano dei vescovi, Avvenire, che condivide la necessità di  nominare qualcuno che rappresenti gli embrioni per avere <un giusto processo>.

Iniziativa <assurda> che non ha nessun fondamento nella legislazione vigente, attaccano i radicali. Filomena Gallo, segretaria dell’Associazione Luca Coscioni e Gianni Baldini, Docente di Biodiritto presso l’Università di Firenze, osservano che <nel nostro ordinamento l’unico soggetto minore oggetto di tutela è il nato secondo l’articolo 1 del Codice Civile. In Diritto non esiste nessuna norma che prevede il curatore di embrioni crioconservati e non trasferiti in utero>. Gli embrioni insomma sono di proprietà della coppia che intende donarli alla ricerca mentre la Legge 40 lo proibisce. Un divieto che la coppia ritiene incostituzionale.  <Potrebbero andare all’estero e donarli -spiega la Gallo- Invece hanno deciso di combattere qui la loro battaglia perchè quegli embrioni potrebbero essere utili alla ricerca per trovare cure per malattie incurabili che determinano la morte certa di tanti malati>.

 

 

 

 

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