Quale è  il paese migliore per vivere se sei una donna? Vi vengono in mente alcuni Stati ma tra questi non c’è l’Italia? Avete indovinato. Per la verità per qualsiasi italiana la risposta è abbastanza scontata. Ciascuna di noi ha sperimentato sulla propria pelle che cosa siano le “diseguaglianze di genere”. Definizione impersonale che non suona drammatica ma che in concreto si tramuta in una serie di vere e proprie fregature per il genere femminile. Come quella certificata dall’Ocse ovvero che l’Italia è il paese dove in assoluto le donne lavorano di più rispetto agli uomini: 22 ore di lavoro retribuito fuori casa e 35 ore di lavoro gratuito fra le mura domestiche a settimana. E gli uomini in media lavorano 11 ore di meno. Non stupisce quindi che l’Italia, nonostante sia un paese occidentale democratico, moderno ed industrializzato sia pure al 71° posto su 136 paesi proprio per quanto riguarda le pari opportunità fra uomini e donne.

La classifica viene stilata ogni anno dal World Economic Forum di Ginevra. Il Global Gender Gap Report -http://reports.weforum.org/global-gender-gap-report-2013/-  si basa su una serie di indici che misurano l’ eventuale diseguaglianza di distribuzione delle risorse e delle opportunità tra uomini e donne a prescindere dal livello di sviluppo economico del paese, proprio per non penalizzare i paesi più poveri.  Così scopriamo che ancora una volta l’Islanda si piazza al primo posto seguita da Finlandia, Norvegia e Svezia. Nessuna sorpresa fin qui visto che in tutti questi paesi ad esempio le donne al governo sono la maggioranza. E magari si potrebbe pure fare una riflessione sul fatto che sono proprio questi gli Stati che hanno superato con passo più deciso la crisi. Sorprende invece trovare al 5 posto le Filippine dove evidentemente di fronte alle difficoltà non fa differenza essere un uomo o una donna. Seguono Irlanda,Nuova Zelanda e Danimarca. L’Italia rispetto agli anni precedenti migliora la propria posizione salendo dall’80° al 71° posto. Grazie soprattutto alla maggiore presenza femminile in Parlamento dal 22 per cento della precedente legislatura al 31 per cento di quella attuale.Se si guardano i 4 indici principali del Report si evidenzia con chiarezza dove si annida il cuore del problema.  Per quanto riguarda la scolarizzazione siamo al 65° posto,  per la salute al 72°, per l’accesso al potere politico al 44° . Ma è sulla partecipazione alla vita economica che la diseguaglianza tra uomini e donne si innalza facendo precipitare l’Italia al 97° posto.Non soltanto sono ancora troppe le donne che non lavorano ma oltretutto quelle che lavorano guadagnano circa la metà dei loro colleghi uomini.

Per quanto riguarda la disparità di salario infatti il nostro paese si colloca in fondo alla classifica, al posto 124. Il Report stima a fronte di un reddito medio di 40.000 dollari per l’uomo un reddito di 21,264 per la donna, ovviamente a parità di potere d’acquisto. Individuare il problema non deve servire a cercare eventuali colpe ma sicuramente ad agire per cambiare le cose. Un primo piccolo ma importante passo  da fare subito è il potenziamento dei servizi per l’infanzia. Altrimenti per le donne, italiane,  continuerà ad essere obbligatoria la scelta tra il lavoro e la famiglia.

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