Tokyo scende,  Seoul sale mentre Usa e Regno Unito dominano incontrastate le prime dieci posizioni. Italia non pervenuta. Anche quest’anno Times Higher Education pubblica la classifica delle prime 100 università del mondo. Molto si è detto sulla validità di queste graduatorie internazionali particolarmente sgradite a professori e ricercatori italiani che ne contestano i criteri di valutazione ed il sistema del punteggio. I maligni potrebbero pensare che lo facciano perchè puntualmente esclusi ma onestamente la questione è molto più complessa e pur semplificando molto non si può non riconoscere che l’impostazione di quasi tutti questi elenchi segua una logica “anglosassone”,  privilegiando sia gli atenei che offrono i corsi in lingua inglese sia le facoltà scientifiche.  In particolare le classifiche stilate da Times Higher Education si discostano ad esempio da quelle stilate dall’Ocse dove l’Italia raggiunge risultati migliori.

Questa doverosa premessa però non cancella in alcun modo l’importanza che queste classifiche rivestono in un quadro di valutazione globale dei paesi di appartenenza. La presenza in questi elenchi non soltanto rafforza il prestigio e la capacità di attrazione dei singoli atenei ma anche dei paesi che li ospitano. Uan o più università presenti in classifica offrono una garanzia sul valore del capitale umano che lì viene formato.

Sono gli Usa a detenere il record: otto atenei fra i primi dieci. Gli altri due posti della top ten sono saldamente in mano alle immancabili inglesi: Cambridge ed Oxford. In testa alla classifica Harvard come lo scorso anno. Poi il mitico Mit, Massachusetts Institute of  Technology sul podio dei primi tre seguito dalla Stanford. Per l’intera classifica basta andare all’indirizzo  http://www.timeshighereducation.co.uk/world-university-rankings/.

Tra le novità più significative la discesa di Tokyo al numero 11. Si colloca sempre fra le migliori ma per la prima volta scende invece di salire. Gli Atenei che appaiono come nuove stelle nascenti nel firmamento dell’istruzione superiore sono la Seoul National University e la Hong Kong University of  Science and Technology.  Seoul sale di ben 15 posti sino al numero 26. Che cosa si muove ancora in questa galassia? I ricercatori che hanno messo a punto World Reputation Rankings 2014 evidenziano come il marchio delle università Usa e Uk eserciti ancora una enorme capacità di attrazione ma mentre gli Atenei Usa quest’anno appaiono raffrozati ed in salita quelli del Regno Unito mostrano il fiato corto.  Tengono bene le stelle incontrastate Oxford e Cambridge insieme all‘Imperial College of London (13) , alla London School of Economics (24) e alla University College sempre di Londra (25) e offre un’ottima performance anche il King’s College di Londra che sale dal numero 61 della classifica al 43.  Ma al di fuori di Londra, Oxford e Cambridge non ci sono altre stelle che brillino.

Buone notizie per la Germania che vanta sei istituzioni tra le prime 100 che mantengono salde le loro posizioni. Non va altrettanto bene alla Francia  che perde l’Université Paris Sud e l’Ecole Polytechnique  che escono dalle prime 100 e resta soltanto con due istituzioni fra le prime 100.

Risultati in chiaroscuro per il Medio Oriente. Dalle prime 100 esce la Hebrew University of Jerusalem  ma entra il Technion Israel Institute of Technology.  La Russia invece esce dalle prime 50 a causa della scivolata indietro del LomonosovMoscow State University.

 

 

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