A volte ritornano più cattivi di prima, purtroppo. Malattie che si credevano debellate e non destavano più alcuna preoccupazione si ripresentano più forti perchè resistenti anche agli antibiotici impiegati come ultima risorsa nei casi disperati. A lanciare l’allarme è il vice direttore generale dell’Organizzazione mondiale della Sanità, World Health Organization,  KeijiFukuda ( http://www.who.int/mediacentre/news/releases/2014/amr-report/en/). Esiste però la possibilità di arginare questo pericolo se i singoli cittadini, le istituzioni pubbliche e private, i ricercatori e gli scienziati collaboreranno per quello che deve essere anche un vero e proprio cambiamento culturale rispetto al modo in cui oggi si affrontano determinate patologie.

Un cambiamento necessario ed urgente perchè la resistenza agli antibiotici  non è una vaga minaccia che forse si concretizzerà nel  futuro ma di un pericolo presente oggi, avverte Fukuda. La resistenza agli antibiotici è la principale preoccupazione dell’Oms rispetto alla salute mondiale. <Se non si prendono immediati provvedimenti da parte dei diversi soggetti ed istituzioni coinvolti il mondo potrebbe precipitare in un’era post-antibiotica -profetizza il responsabile Oms- Le infezioni più comuni e persino le ferite non gravi che sono state trattate senza problemi per decenni  ora possono uccidere di nuovo>. Uno scenario apocalittico conseguenza anche di una serie di comportamenti e scelte sbagliate da parte degli uomini. Prima di tutto l’abuso degli antibiotici  o il loro uso improprio. <L’efficacia degli antibiotici è stato uno dei pilastri che ha permesso agli uomini non soltanto di allungare la propria vita ma anche di viverla in modo più sano – prosegue Fukuda- A meno che non si prendano iniziative significative sia per migliorare la prevenzione delle infezioni sia per cambiare il modo in cui produciamo, prescriviamo ed usiamo gli antibiotici il mondo perderà il beneficio di una salute pubblica globale e le conseguenze saranno devastanti>.

I batteri che preoccupano l’Oms sono sette, come i peccati capitali. Sono responsabili di malattie comuni ma non per questo meno  gravi. La sepsi, la diarrea, la polmonite,  le infezioni urinarie e la gonorrea. Uno di questi è la Klebsiella pneumoniae la principale responsabile delle più comuni infezioni ospedaliere che ha sviluppato una forte resistenza all’antibiotico indicato in questo caso tanto che più della metà delle persone sottoposte a questa terapia non hanno risposto.  L’Oms sottolinea il fallimento del trattamento della Gonorrea con le cefalosporine segnalato da paesi come l’Australia, la Francia, il Canada, la Svezia e l’Inghilterra. Più di un milione di persone al giorno contrae la Gonorrea. Il rapporto segnala come in Europa sia stato registrato un alto livello di resistenza alle cefalosporine nel trattamento della Klebisiella pneumoniae e che il 60 per cento delle infezioni da Staphylococcus aureus è stato registrato come MRSA, methicillin-resistant.

Che cosa fare per arginare la minaccia dei superbatteri? Alcuni paesi si stanno muovendo nella direzione giusta ma ancora non fanno abbastanza mentre altri sono fermi. L’Oms invita prima di tutto a prevenire:  quindi chiede più attenzione all’igiene e il rispetto delle vaccinazioni per ridurre il ricorso agli antibiotici. Ovviamente questo non basta, la ricerca e le industrie farmaceutiche devono fare la loro parte innovando e sviluppando nuovi strumenti per combattere queste malattie. Anche i singoli cittadini però possono contribuire attuando comportamenti virtuosi: mai prendere gli antibiotici senza la prescrizione del medico che va seguita alla lettera. Se si devono prendere per 5 giorni non interrompere dopo tre soltanto perchè ci sentiamo meglio. Non “riciclare” vecchie prescrizioni avanzate. I medici da parte loro devono prescrivere gli antibiotici solo quando assolutamente necessari.  La Politica e l’Industria devono fare la loro parte promuovendo la ricerca e i comportamenti corretti.

 

 

 

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