La voglia di ribellione era nell’aria.  Negli Usa e in Europa gli ambienti accademici hanno preso da tempo le armi contro la tirannia dei test per misurare i livelli di apprendimento degli studenti. Fino ad ora però si trattava di azioni isolate, di singole voci  che si levavano sporadicamente contro l’uso, giudicato sempre più invasivo, dei quiz a tutti i livelli dell’istruzione per valutare il funzionamento delle scuole e soprattutto la capacità degli istituti di plasmare gli studenti al meglio per affrontare il loro futuro lavoro. Questa volta le voci sono tante e si levano tutte insieme contro il colosso dei test ovvero PISA, Programme for International Student Assessment, elaborato ogni tre anni dall’OECD (http://en.wikipedia.org/wiki/Organisation_for_Economic_Co-operation_and_DevelopmentOcse per l’Italia: Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico).

Centinaia di docenti universitari , studiosi e ricercatori di diverse nazionalità si rivolgono direttamente al “boss” ovvero al direttore del programma, Andreas Schleicher, in una lettera pubblicata nei giorni scorsi dal quotidiano The Guardian con grande rilievo. Molte e pesanti le accuse rivolte al “sistema Pisa” . Accuse liquidate in sostanza come inconsistenti da Schleicher.

Gli accademici  sottolineano prima di tutto l’importanza  che le classifiche internazionali stilate da Ocse-Pisa hanno man mano assunto nel corso degli anni tanto da condizionare le scelte dei governi sui temi educativi.  Le politiche dei governi, denunciano i professori, non sono più interessate a migliorare la qualità dell’istruzione ma a far sì che le scuole siano in grado di ottenere buoni punteggi nei test per scalare le graduatorie internazionali stilate dall’Ocse.  L’attenzione si è spostata  in modo del tutto distorto alla possibilità di migliorare le prestazioni con la scadenza dei tre anni previsti dalle rilevazioni dell’Ocse mentre, fanno notare gli esperti, la ricerca mostra come i cambiamenti significativi nel campo dell’istruzione abbiano bisogno di molti più anni per dare i loro frutti.

L’accusa  più grave mossa dai professori universitari ai test  è quella di aver circoscritto ed immiserito il concetto di “education”, la formazione e l’istruzione dei giovani, limitandolo ai suoi aspetti misurabili e distogliendo quindi l’attenzione da tutti gli aspetti non misurabili ma infinitamente importanti per lo sviluppo morale, civile ed artistico di qualsiasi paese. Gli obiettivi dei test PISA, proseguono gli accademici, sono fondamentalmente economici dunque puntano ad offrire una preparazione che garantisca nel futuro uno stipendio redditizio. Non dovrebbe però essere questo l’obiettivo di un’istruzione pubblica che invece deve preparare i ragazzi alla partecipazione democratica ed sviluppare le proprie capacità di giudizio e ad un comportamento etico.

Nessun governo, nessuna autorità osservano i docenti, ha mai affidato all’Ocse un mandato ufficiale finalizzato al miglioramento dell’istruzione nel mondo. Eppure questa istituzione di fatto ha assunto questo ruolo indirizzando le scelte dei governi e  le politiche scolastiche mondiali in manifesto contrasto con quelli che sono i principi di una istruzione di qualità e di qualsiasi pratica democratica. Gli accademici sottolineano pure come per finanziare le rilevazioni necessarie a stilare le graduatorie di Pisa l’Ocse si sia alleata con compagnie e multinazionali che hanno l’unico scopo del profitto. I risultati negativi sono già evidenti per i professori. Questi cicli continui di test globali hanno impoverito l’istruzione, danneggiato gli studenti e privato della loro autonomia gli insegnanti.

Per i docenti è ora di dire basta alla tirannia dei test. Occorre elaborare metodi alternativi di valutazione rispetto alle classifiche coinvolgendo chi la scuola la conosce e la vive tutti i giorni: i docenti, gli studenti e le famiglie devono avere voce in capitolo. Non possono essere  statistici ed economisti ad indirizzare le scelte nel campo della formazione, soprattutto per evitare che l’unico obiettivo perseguito sia quello del profitto economico.

I professori chiedono pure maggiore trasparenza: quanto costa la macchina Ocse-Pisa? Sarebbe possibile utilizzare meglio i soldi impiegati per i test e le classifiche? Convinti che sia necessario porre un freno alla mania dei test i docenti chiudono la lettera chiedendosi come mai Ocse-Pisa sia divenuta il giudice supremo di quello che si deve o non si deve studiare nelle scuole di tutto il mondo. <Siamo davvero preoccupati -concludono i professori- Valutare una grande varietà di tradizioni educative e di culture usando un solo criterio limitato e oltretutto fazioso può danneggiare irreparabilmente la scuola e gli studenti>.

Accuse molto gravi che però vengono semplicemente liquidate come “false” dall’accusato che invece si dice convinto di un miglioramento dei sistemi educativi,  stimolati dal confronto internazionale operato da Pisa.  Molti paesi hanno dimostrato di essere in grado di progredire rapidamente proprio grazie alle osservazioni conseguenti al monitoraggio dell’Ocse. Schleicher rivendica l’assoluta trasparenza delle procedure  e delle partnerships che Pisa ha portato avanti negli anni. Nessuna impresa privata o istituzione pubblica ha mai tratto un “vantaggio” personale attraverso Pisa, assicura. Ma la guerra della scuola contro i test globali e l’omologazione dei sistemi educativi  è appena cominciata.

 

 

Tag: , , , , ,