Il Nuovo Codice Deontologico dei Medici approvato pochi giorni fa scatena la guerra tra gli Ordini provinciali. Bologna, Lucca, Massa Carrara e Milano minacciano il  ricorso al Tar pur di non applicarlo.

Eppure il presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri (Fnomceo), Amedeo Bianco, aveva annunciato trionfalmente che il Codice era stato approvato all’unanimità al termine del Consiglio Nazionale tenutosi a Torino. In realtà erano stati registrati 10 voti contrari e 2 astenuti. E anche se su 106 Ordini votanti i contrari rappresentano una minoranza i ribelli fanno notare che non era mai successo che il Codice deontologico non fosse votato all’unanimità.

Non solo.  Il confronto tra gli Ordini si era aperto in un clima già surriscaldato dalle polemiche visto che sul documento base presentato erano piovuti 300 emendamenti. Tra le novità più discusse la cancellazione della parola paziente trasformato in assistito. Certo  viste le condizioni della sanità italiana in generale di pazienza ne è rimasta poca ai cittadini. Comunque alla fine è stato raggiunto un compromesso: si userà ancora la parola paziente in caso di malattia mentre il cittadino diventerà un assistito quando il medico si troverà ad affrontare aspetti legati alla prevenzione e agli stili di vita oppure alla medicina estetica, ovvero quando non si parla di patologie in atto.

Molto tormentata anche la cancellazione della parola eutanasia sostituita da una parafrasi ovvero  pratiche per la buona morte.  Per il presidente dell’ Ordine di Bologna, Giancarlo Pizza,  si rischia in questo modo di assimilare questo concetto a quello delle cure palliative mentre, specifica, <deve essere chiaro che l’eutanasia è un’altra cosa>.

Roberto Carlo Rossi, presidente dell’Ordine di Milano, conferma l’intenzione di fare ricorso perchè sono almeno due i punti del Nuovo Codice giudicati <irricevibili>. Si tratta dell’articolo 3 sui doveri del medico e della sezione che introduce per i camici bianchi l’obbligo di assicurarsi. La formulazione dell’articolo 3 viene giudicata come una completa resa dell’autonomia del medico rispetto all’amministrazione burocratica perchè sono previste sanzioni deontologiche per il medico che non rispetta le modifiche organizzative decise dai servizi sanitari regionali e dalle aziende.

Ma il presidente Bianco ( già contestato in passato perchè quando è stato eletto senatore con il PD molti sindacati chiesero le sue dimissioni dalla presidenza dell’Ordine) promette battaglia per far rispettare il Nuovo Codice che, fa notare Bianco,  se non dall’unanimità è stato votato da 87 presidenti di Ordini, quindi sicuramente dalla maggioranza.

 

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