Gli studenti che hanno abbandonato gli studi nell’ultimo ciclo scolastico sono costati all’Italia mezzo miliardo di euro. Non solo. Il costo sociale dei giovani  che non lavorano e non studiano è di 32,6 miliardi all’anno. Numeri preoccupanti dietro ai quali si aprono scenari a rischio perchè questi  fallimenti costano non soltanto in termini strettamente economici. Spesso il fallimento scolastico è allo stesso tempo causa e conseguenza di situazioni di grave disagio sociale.

In Italia lungo tre cicli di studio sono rimasti al palo quasi tre milioni di studenti.  Negli ultimi 15 anni 2 milioni e 900.00 ragazzi si sono iscritti alle scuole superiori ma poi non hanno portato a termine gli studi ed hanno rinunciato a diplomarsi. Un numero enorme di persone, una potenziale ricchezza per la futura crescita del paese che invece si è dispersa per poi andare ad ingrossare le file dei cosiddetti Neet ( Not engaged in education, employment or training) ovvero i giovani che non studiano, non lavorano e non seguono alcun corso di formazione.

La rivista specializzata Tuttoscuola, sulla base dei dati forniti dal Ministero dell’Istruzione,  ha calcolato il peso dell’abbandono scolastico. Quasi tre milioni di studenti non diplomati rappresentano un popolo quasi certamente destinato alla disoccupazione con un futuro lavorativo pregiudicato e dunque una ridotta capacità di produrre reddito. In tempi di crisi è già difficile trovare lavoro per laureati e diplomati sono dunque davvero misere le prospettive per chi non chiude gli studi. Non a caso il 45 per cento di chi possiede soltanto la terza media risulta disoccupato.

Nell’ultimo quinquennio fortunatamente per la prima volta si registra una diminuzione  della dispersione scolastica negli istituti statali d’istruzione secondaria superiore, misurata come differenza tra il numero di iscritti all’ultimo anno (2013-14) e gli iscritti al primo anno di cinque anni prima (2009-10). Gli studenti che hanno abbandonato sono 167.083. Tuttoscuola calcola  che questi 167.000  dispersi al termine dell’ultimo quinquennio equivalgono all’impiego di una forza-lavoro di professori pari a 12.800 unità che valgono 503milioni di euro.

Il fallimento scolastico ha tra le sue conseguenze quelle di  aumentare il numero degli  Neet che in Italia, 23,9 per cento,   è molto più alta rispetto agli altri paesi europei come la Germania, 9,7 per cento; la Francia, 14,5; il Regno Unito, 15,5 . Ed è comunque superiore alla media Ue: 15,4. Confindustria stima in 32,6 miliardi di euro l’anno il costo sociale di tutti questi giovani fermi al palo. Se entrassero nel mondo produttivo si guadagnerebbero 2 punti di Pil.

Come arginare l’abbandono scolastico?  Per Tuttoscuola il Miur dovrebbe intanto almeno avviare un’azione di monitoraggio delle iniziative prese a livello locale per valutarne l’efficacia. Ogni anno vengono stanziati fondi per combattere la dispersione sarebbe opportuno capire se vengono spesi bene. Per Tuttoscuola poi sarebbe necessario : <Intraprendere una decisa azione di contrasto contro le bocciature nei primi due anni di scuola secondaria superiore attraverso piani di studio più  flessibili e personalizzati , prevenendo i rischi di bocciatura innanzitutto attraverso corsi di recupero obbligatori pomeridiani ed estivi, che consentano agli studenti un più adeguato recupero delle lacune accumulate e che parimenti rendano più facile incontrare e accogliere il disagio anche umano che questi ragazzi si trovano spesso a vivere>.

Corsi di studio molto più flessibili sono certamente da auspicare mentre la proposta di potenziamento dei corsi di recupero al momento appaare un’utopia. Molte scuole quest’anno non hanno neppure organizzato i corsi di recupero invernali per mancanza di fondi lasciando alle famiglie il compito di mettere mano al portafogli per pagare costose ripetizioni.

Personalmente ritengo indispensabile ed inderogabile un potenziamento dell’orientamento specialmente nel passaggio dalle medie alle superiori.  Si va dal “tutti promossi” a prescindere della licenza media al “più si boccia meglio è” del primo anno di superiori dove purtroppo arrivano studenti totalmente impreparati all’idea stessa che sia necessario un impegno di studio quotidiano per poter superare l’anno.  Potrebbe essere una buona idea recuperare la proposta dell’allora ministro dell’Istruzione, Letizia Moratti, come sottolinea pure Tuttoscuola. Una valutazione biennale nei primi due anni delle superiori  in modo da allungare i tempi del recupero per gli studenti in difficoltà, ponendo però  paletti precisi lungo il percorso: se non vengono raggiunti determinati risultati già nel corso dell’anno non si potrà poi recuperare  soltanto nell’ultimo mese.

 

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