Una storia italiana piccola e banale.  Ma con una protagonista originale che ricorda un po’ il bambino della fiaba di Andersen,  I vestiti nuovi dell’Imperatore. L’unico che ha il coraggio di girdare <Il re è nudo> mentre tutti gli altri fingono di vedere i suoi vestiti  che pure non esistono per paura di passare da sciocchi.

Qualche giorno fa nel reparto di Medicina Interna del Policlinico Umberto I di Roma è successa una cosa già avvenuta certamente milioni di volte. Per far posto ad un Senatore della Repubblica un paio di pazienti già ricoverati sono stati spostati dalle loro camere per lasciarne una completamente a disposizione dell ‘ illustre ricoverato.   La stanza è stata lustrata più del solito, lucidata e profumata. I due pazienti, non altrettanto illustri, sistemati in una stanza da quattro. Non solo. Al senatore durante il suo ricovero sono stati concessi piccoli privilegi negati agli altri come ricevere le persone anche al di fuori dell’ orario di visita.

Niente di nuovo, nulla cui non siamo già abituati. Questa volta però tra gli attori di questa piccola drammatica farsa c’era anche una ragazza giovane, una studentessa di infermieristica, Roberta. E’ stato dato a lei l’ingrato compito di dire ai due pazienti che dovevano “sgomberare” per lasciare il posto a qualcuno che contava più di loro.  La ragazza si è sentita “umiliata” , ha provato vergogna nello scoprire  che, sì, esistono pazienti di serie A e di serie B anche negli ospedali pubblici.  I suoi occhi nuovi hanno svelato l’amarezza di un episodio che per gli altri era normale, scontato,  nulla da eccepire.  La ragazza ha deciso  che non le andava di ingoiare l’amarezza e l’umiliazione ed ha deciso quindi di rendere pubblica sulla sua pagina di Facebook  questa vicenda, https://www.facebook.com/roberta.m.cristofani?fref=ts , postando la lettera che ha indirizzato al suo primario al quale ha chiesto di non essere più messa <in una situazione tanto imbarazzante ed umiliante>.

Dal Policlinico è arrivata in tempi brevi risposta.  Nessun favoritismo, assicurano, da parte dell’ <insigne primario>, nessun privilegio e soprattutto nessun disagio per gli altri pazienti. In sostanza dicono dal Policlinico in casi particolari occorre tutelare la privacy del ricoverato. L’Azienda quindi si riserva di tutelare la <propria immagine e quella dei suoi professionisti in qualsiasi sede non esclusa quella giudiziaria>.

Avrà ragione la giovane infermiera a scrivere su Fb: <temo che ora mi mettano a pulire i cessi>? Speriamo che l’aver scritto che <Il re è nudo> non le costi troppo…

 

 

 

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