Stipendi alti per professori e ricercatori. Un nutrito e diversificato corpo docente in modo che il rapporto tra numero di studenti e staff educativo sia al massimo di11 auno. Internazionalizzazione: almeno un 20 per cento di docenti stranieri e un 19 per cento di studenti che arrivino da altri paesi. Collaborazioni internazionali per le pubblicazioni scientifiche.

Sono questi gli elementi che portano un Ateneo al top delle classifiche mondiali. Almeno secondo Times Higher Education (THE), organismo che da anni si occupa appunto di stilare questo genere di classifiche. THE sostiene di aver trovato la formula chiave che permette alle Università di scalare le graduatorie mondiali. E se c’è un paese che ha bisogno di questa formula è l’Italia, esclusa lo scorso anno dalle prime duecento. Purtroppo non si tratta di una formula magica in grado di risolvere problemi con un colpo di bacchetta ma di scelte strategiche precise che ovviamente richiedono investimenti economici e una politica più attenta e molto aggressiva su questo fronte.

Gli elementi chiave per salire in alto sono stati ricavati incrociando i dati degli Atenei al top. Tutti presentano sei precise caratteristiche elencate nel documento dei ricercatori di THE. I professori guadagnano una media di oltre mezzo milione di euro all’anno, esattamente 751,139 dollari. I ricercatori intorno ai 170mila euro, 229,109 dollari. Il rapporto tra studenti e staff educativo dell’Università è di11.7 auno. Tutti gli Atenei hanno almeno 20 docenti stranieri su 100 e 19 studenti stranieri su 100. Le pubblicazioni scientifiche sono nel 43 per cento dei casi elaborate insieme ad un coautore internazionale.

In Italia spesso si tende a criticare queste classifiche giudicandole impostate su criteri discutibili ma nella maggioranza dei paesi da anni è partita una vera propria gara alla scalata delle vari World University Rankings. I ricercatori di THE osservano come oramai si sia aperta una vera e propria «caccia» per mettere a punto Atenei in grado di brillare nelle liste che contano. Una «ossessione globale» cresciuta nell’ultimo decennio ovvero da quando i governi di tutto il mondo hanno messo lo sviluppo della sistemi di istruzione superiore e ricerca al centro delle loro strategie economiche. Usa ed Europa hanno capito che se non si offre un’istruzione adeguata non è possibile alcuno sviluppo economico e si rischia di perdere la sfida con i paesi asiatici.

Intanto in Russia Vladimir Putin ha messo a punto una stategia tesa far entrare almeno 5 atenei russi tra le prime 100 università della classifica di THE entro il2020. In Giappone il presidente Shinzo Abe ha detto che dieci università giapponesi dovranno entrare nella top 100 entro il 2023. E non si tratta di annunci a vuoto. Proprio la classifica THE dello scorso anno ha segnato un punto a sfavore delle Università europee oscurate dalle brillanti performances degli asiatici in continua ascesa. Nel 2013 si è assistito ad un arretramento della Germania, uscita dai primi50 afavore della Corea del Sud e le classifiche hanno mostrato un’Europa in affanno rispetto all’agile rincorsa delle Università dell’est asiatico. In testa Tokyo salita al numero 23 così comela National Universityof Singapore dal numero 29 al 26. Vedremo che cosa è successo quest’anno tra un paio di settimane quando usciranno i Rankings del 2014.

Phil Baty, responsabile per le pubblicazioni delle classifiche di THE, osserva che naturalmente esistono diversi modelli di eccellenza ma che le informazioni raccolte attraverso le liste anno dopo anno forniscono senza dubbio alcuni suggerimenti essenziali.

«Prima di tutto occorrono investimenti. Per pagare buoni stipendi ed attrarre i professori migliori e arricchire le strutture ed i servizi da offrire agli studenti che hanno bisogno di un ambiente di insegnamento che li metta alla prova. -afferma Baty- Infine è fondamentale che l’università sia aperta all’internazionalizzazione in modo da tenere testa alla sfida globale».

Tag: , , , , ,