La macchina per impastare dentro al bagno del personale della pizzeria. Corpulenti scarafaggi che passeggiano a frotte sugli scaffali degli alimenti. Brioches confezionate scartate,  surgelate e poi rivendute come prodotto artigianale fresco appena sfornato. Ma che cosa ci fanno mangiare? Tanta attenzione quando si fa la spesa: tutti controlliamo la composizione degli alimenti, il livello di grassi, la percentuale di vitamine, la data di scadenza e la provenienza del prodotto. E poi quando ci sediamo al ristorante o in pizzeria mandiamo giù di tutto senza chiederci che cosa c’è davvero nel nostro piatto e senza sapere che cosa succede in cucina.

Eppure una recente ricerca dell’Osservatorio Scienza tecnologia e Società ha rilevato che l’80 per cento degli italiani è preoccupato per la sicurezza del cibo che mangia. Siamo i più preoccupati in Europa, in fondo i meno ansiosi: finlandesi e  austriaci. Spaventano gli antibiotici nella carne ed i pesticidi nella frutta e nella verdura.  Quando si va al ristorante però evidentemente si cerca di dimenticare.

Nelle ultime due settimane il Nucleo Antisofisticazione e Sanità dei Carabinieri ha effettuato una serie di blitz in pizzerie, ristoranti e bar in tutta Italia per verificare il rispetto degli standard di sicurezza e igiene e le brutte sorprese non sono mancate. Purtroppo le violazioni sono frequentissime, certo non tutte della stessa gravità ma dal nord al sud il 50 per cento delle strutture ispezionate presentava gravi irregolarità. Sono state denunciate oltre 1.400 violazioni  alle normative nazionali e comunitarie e comminate multe per un milione di euro.

I Nas hanno sequestrato 350 quintali di alimenti (pesce, carne, verdure e formaggi) conservati in pessime condizioni e scaduti per un valore di oltre 400.000 euro. Tra gli esercizi controllati 71 sono stati chiusi mentre 122 ispezioni sono state effettuate in ristoranti etnici (cinesi, tunisini e indiani) e anche tra questi il 50 per cento è risultato inadempiente rispetto alle normative sulla sicurezza alimentare.

La tentazione di aggirare le regole coinvolge tutta la penisola. A Bari in un grande deposito si conservava una tonnellata di pasta secca infestata da insetti e quel deposito riforniva molti ristoranti della città.  A Torino un bar spacciava cornetti e fagottini industriali come loro prodotti artigianali. Ad Alessandria un punto di ristoro di un centro sportivo  custodiva gli alimenti in mezzo ad i topi.  In una pizzeria di Pescara il colmo: la macchina per preparare la pasta della pizza funzionava a pieno regime nella toilette frequentata dai dipendenti.

 

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