Altro che La Buona Scuola.  Quella che sta per scoppiare tra le mani del premier Matteo Renzi è la “Bomba scuola”. Una bomba da sei miliardi di euro. A tanto ammonta la cifra che lo Stato in sostanza deve a tutti i precari.  La reiterazione per anni e anni dei contratti a tempo determinato era una miccia accesa da tempo e adesso dopo la sentenza della Corte di Giustizia Europea del 26 novembre scorso  che ha condannato l’Italia per abuso di contratti a tempo determinato la bomba è esplosa e il pressing sul governo affinchè trovi una soluzione si è fatto sempre più forte. Renzi era consapevole della tegola che stava per arrivare sull’esecutivo ed infatti aveva già previsto di assumere 148.000 precari della scuola. Assunzioni confermate nella Legge di Stabilità ora al Senato. Confermate al momento nel principio e con un s0lo miliardo di euro di stanziamenti e con una previsione di spesa che supera i tre miliardi.

Mai i guai per il governo sono appena iniziati. La sentenza dà il via libera e sostanza a una serie infinita di ricorsi che riguardano circa 250.000 precari del pubblico impiego. Una cifra enorme che supera di almeno  100.000 unità le assunzioni previste dal governo. Questa cifra è stata indicata dai sindacati e dalle associazioni di settore all’indomani della sentenza. Il ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini ha commentato la cifra con un sarcastico:  “qualcuno sta dando i numeri”. Peccato che sia esattamente la cifra indicata nell’ultimo conto annuale della Ragioneria Generale dello Stato e confermata pure dalla Corte dei Conti. I precari sono 250.000. Tutti in grado di fare ricorso e di vincerlo soprattutto dopo la decisione della Ue.  L’Anief, associazione professionale di settore , sottolinea che, oltre al contratto a tempo indeterminato, tutti possono chiedere il legittimo risarcimento  per la mancata assunzione pari a 15 mensilità al quale  si aggiunge il 2,5 per cento di ‘collegato al lavoro’. Si arriva così ad un rimborso di circa 24mila euro a precario. Se si moltiplica questa cifra per almeno 250mila aspiranti all’assunzione con almeno 36 mesi di servizio svolto, si arriva a 6 miliardi di euro. Gli avvocati Elena Spina e Francesco Americo che hanno già patrocinato diverse cause di lavoro innanzi ai Tribunali del Lavoro e  alla Corte di Giustizia Europea spiegano che dopo la sentenza della Corte di Lussemburgo l’assunzione di fronte al ricorso è la soluzione  più fondata anche per chi ha soltanto un anno di precariato in qualsiasi amministrazione pubblica.

E evidente che l’unica via d’uscita, per quanto sempre onerosa per le casse dello Stato, avrebbe dovuto essere una soluzione politica in grado da un lato di adempiere agli obblighi imposti dalla sentenza europea e dall’altro di non mandare all’aria le casse pubbliche. E non è che Renzi non ci abbia provato. Il premier nel settembre scorso ha presentato in pompa magna il progetto de La Buona Scuola  una Riforma che , almeno secondo il governo, avrebbe contemporaneamente superato il problema del precariato e allo stesso tempo rilanciato la scuola pubblica.  L’idea era quella di partire a gennaio con un decreto che comprendesse oltre al piano di assunzioni, la revisione del funzionamento dell’organico funzionale, la definizione del Concorso a cattedra per altri 40/50.000 posti di lavoro. Peccato che buona parte dei soldi necessari alle assunzioni dovrebbero arrivare dai risparmi derivanti dal blocco degli aumenti per gli stipendi degli insegnanti per i prossimi tre anni. Iniziativa che ovviamente i docenti non gradiscono e sulla quale è necessario un confronto che non appare affatto di facile soluzione.   Anche il sondaggio proposto dal governo su La Buona scuola non ha dato i risultati sperati.

E infatti due giorni fa Renzi ha ammesso di non essere <riuscito a raccontare bene come la riforma della scuola sia il motivo, lo strumento, la ragione di speranza per il futuro del Paese>. E dunque la Riforma al momento è rimandata.

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