Matteo Renzi sull’Italicum ha rischiato di giocarsi il partito ma su La Buona scuola rischia di perdere la maggioranza degli elettori del Pd. E questo davvero non se lo può permettere.
Il premier pensava che la partita con la scuola potesse essere giocata come una mano di poker. Il problema è che quello che doveva essere il suo asso nella manica, la cancellazione del precariato, si è rivelato un mezzo bluff e a questo punto senza carte vincenti in mano il governo ha dovuto cambiare strategia. Almeno all’apparenza. Dall’azzardo del poker Renzi è passato alla tattica più ragionata degli scacchi, cercando di concedere qualche pedone per poi arrivare allo scacco matto. La Commissione Cultura ha lavorato affannosamente agli emendamenti correttivi per andare incontro, almeno in apparenza, alle richieste dei sindacati che hanno mostrato i muscoli con lo sciopero del 5 maggio. Una dimostrazione di forza che non ha precedenti nella storia della scuola, 80 per cento di adesioni, e che ha infilato Renzi in un cul de sac perchè il premier non può né fare marcia indietro né accogliere le richieste dei sindacati senza perdere la faccia in entrambi i casi. E un altro sciopero è già pronto per il 12 proclamato dai Cobas questa volta contro le prove Invalsi.
Che cosa chiedono i sindacati e su che cosa ha ceduto davvero il governo? Rispetto alla formulazione originaria era già stato accantonato completamente il progetto di carriera dei docenti che cancellava gli scatti di anzianità a favore di quelli di merito. Un passo indietro che però non è bastato. Restano in piedi i nodi cruciali del criterio delle assunzioni e del nuovo profilo manageriale del preside. Sulle assunzioni per il governo è impossibile accogliere la richiesta di cancellare il precariato. Anche se era stato lo stesso governo a prometterlo nel settembre scorso, evidentemente sulla base di calcoli sbagliati.
Oltre alle 100.701 assunzioni già messe nero su bianco infatti se ne dovrebbero fare altre 160.000. Oltretutto grazie alla sentenza di Strasburgo che ha condannato l’Italia per l’abuso di contratti a tempo determinato tutti questi 160.000 in teoria potrebbero fare ricorso e vincerlo. Se così facessero la somma da sborsare ammonterebbe a circa 6 miliardi di euro. Un colpo per le casse dello Stato che andrebbe ad aggiungersi a quello dell’indicizzazione delle pensioni dopo la bocciatura della Consulta per la legge Fornero.
Il governo però spera di tenere a bada l’esercito dei precari con la massiccia immissione in ruolo di oltre 100.000 persone. Non a caso Renzi ha detto no anche allo stralcio delle assunzioni dal pacchetto complessivo della riforma nonostante le pressanti richieste del mondo della scuola e anche di molti parlamentari da Forza Italia ai grillini. Renzi spera che pur di far passare le assunzioni si riesca anche a far digerire il resto. Grazie ad un emendamento presentato da Elena Centemero di Forza Italia sono state confermate altre 4.200 assunzioni per gli idonei del concorsone del 2012. Assunzioni assolutamente dovute.
Resta però sommamente inviso ai professori il nuovo profilo del dirigente scolastico cui vengono assegnati maggiori poteri anche se dopo la protesta del 5 maggio la chiamata diretta dei professori, che resta, viene ammorbidita dalla possibilità di autocandidatura dei docenti “ pescati“ in ambiti territoriali subprovinciali. Il preside avrà maggiori poteri ma anche maggiori responsabilità e verrà valutato anche in base alla sua capacità di valorizzare i docenti.
I punti critici però sono ancora molti. Lo stop al rinnovo del contratto per tutti quelli che hanno già 36 mesi di lavoro per non ingrossare le file di quelli che hanno diritto all’assunzione in base anche alla sentenza europea lascia a spasso migliaia di docenti che non potranno aspirare a supplenze lunghe. I 200 milioni da destinare al merito che dovrebbero essere gestiti dal preside affiancato da un comitato di valutazione non meglio definito. E poi la mancanza di chiarezza sulla gestione del nuovo sistema con gli albi territoriali, l’organico dell’autonomia, l’autocandidatura dei docenti. Chi gestirà la nuova organizzazione? Si vocifera che potrebbero arrivare rinforzi riciclando gli impiegati in esubero delle province.
Una certezza c’è. Un’ora dopo la chiusura della discussione in commissione Cultura il sindacato più battagliero, l’Anief, ha già annunciato una pioggia di ricorsi che potrebbero infliggere una mazzata al governo. Il ddl sulla scuola dovrebbe essere licenziato dalla Camera entro il 19 maggio per poi passare al Senato ed essere approvato definitivamente entro metà giugno.

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