caputoPochi cantautori sono amati come Sergio Caputo. Il suo italianswing ha segnato indelebilmente l’immaginario di più generazioni di italiani e non è certo un caso se, da quando è rientrato stabilmente in Italia, i teatri si riempiano per ascoltarne i concerti. Apprezzatissimi. Quanto l’abbiamo atteso? Quanti “sabati italiani” abbiamo trascorso a canticchiare il celebre motivo del nostro Sergio Caputo in attesa di nuovi editi da assaporare e mandare già a memoria insieme agli altri? Tanti, eppure proprio adesso che l’artista romano si appresta a lanciare il suo nuovo album POP, JAZZ and LOVE (uno dei migliori della sua carriera, assicura) da alcune radio arriva un incomprensibile quanto sconcertante NIET a inserire i nuovi brani nelle playlist. Radio 105, il caso più emblematico, si è giustificata facendo sapere che i pezzi non sarebbero “in  linea con la radio”. Più esattamente, non sarebbero coerenti “con la filosofia editoriale dell’emittente”. Poco importa quanto Caputo sia apprezzato dagli ascoltatori, all’editore non garba, quindi va sabotato. Nessuna news su concerti – a tal proposito: il 25 marzo potrete ascoltarlo alla Salumeria della musica a Milano e il 15 maggio all’Hobihall di Firenze – e alcun passaggio per A bazzicare il lungomare , uno dei nove nuovi pezzi, l’unico in italiano dei dieci in perfetto stile Pop Jazz (gli altri sono in inglese). Forse per questo tra le radio che discriminano Caputo c’è anche RADIO ITALIA. Solo musica italiana, come se il cantautore romano non fosse italianissimo, uno dei pochissimo ad avere avuto successo anche all’estero. È questo il problema? Che per oltre un decennio il nostro è stato negli Usa? Regolarmente messo in onda, peraltro. Una cosa è certa: Sergio Caputo non ci sta e sul suo blog spara a zero su “Radiopoli”, sottolineando come ci sia “una lobby di radio che si sono unite per dominare la musica, la discografia, le edizioni, inzuppare il biscotto nel LIVE e guadagnare percentuali di vario tipo dagli artisti che mettono in onda. C’è un’etichetta discografica associata a tre grossi network in particolare (indovinate voi quali) e guarda caso quelle radio trasmettono solo gli artisti che ne fanno parte (ed eventualmente quelli enormi che non è possibile ignorare per questioni di audience)”. Un j’accuse vero e proprio e senz’altro ben circostanziato, a tutela (legittima) del suo disco ma anche a evitare che questo modo di (mal) operare distrugga quel poco che resta della musica italiana, i cui unici artisti rischiano di rimanere quelli fabbricati in provetta dai talent show, sempre più trash. Da artista indipendente qual è, Sergio, senza una grossa casa discografica a parargli il culo, dalla sua ha solo il pubblico: “boicottate Radio 105!”, ha scritto sul suo blog, facendosi beffe della censura e andando a curiosare anche nella presunta “linea editoriale” di Radio 105, dove ovviamente figurano pezzi dei generi musicali più diversi e contraddittori. In attesa, confidiamo noi, di un ripensamento delle radio che furono libere e che oggi sembrano solo grigi uffici promozione dei grandi potentati discografici. Volete sostenerlo? Fate girare quanto più possibile questa “notizia” sui social network, ascoltate i suoi nuovi pezzi e soprattutto assicuratevi il disco. “Mentre inesorabili tiriamo avanti questo show…”

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