aereoNon una parola di scuse. E perché mai? “I nostri piloti restano i migliori del mondo“, si è limitato a commentare l’ad della Lufthansa, Carsten Spohr. Del mondo, intendiamoci, non della Germania. E l’Airbus A320, neanche a dirlo ma l’ha detto: “era al cento per cento abile per volare”. Come avete potuto anche solo dubitarne? Per quanto aerolinea a basso costo (low cost), la Germanwings è pur sempre teutonica. Tutta colpa del ventisettenne Andreas Lubitz, copilota del volo 4U9525, che avrebbe volontariamente – il condizionale resta d’obbligo – causato la propria morte e quella di altre 149 persone. Se fosse stato musulmano ora non avremmo dubbi (la gran parte dell’opinione pubblica non ne avrebbe avuti, perché io mi alimento di dubbi piuttosto che di certezze). Altro che condizionale, scatola nera e indagini a venire. Ci saremmo trovati di fronte a un attentato terroristico. Ma ripetiamolo: pilota tedesco, ariano, figlio di una selezione, ci hanno spiegato, severissima quanto capillare, che comprende anche un accurato esame delle origini della famiglia di provenienza. Soffriva, pare, di una forma di depressione. Che ha un nome: sindrome di burnout. Una malattia che brucia chi è sottoposto a troppa pressione. Ansia da prestazione, potremmo definirla. Non si è trattato di una bravata da italians. Nessun inchino alle Alpi. Rimasto solo alla cloche, avrebbe stabilito di far schiantare l’aereo e di farlo più lentamente possibile. Perché? Materia da psichiatri, ma state tranquilli: gli organi deputati – Porta a Porta, presumibilmente – ci faranno sapere. Rimane il fatto che la cabina era blindata e il primo pilota non è riuscito a rientrare, tanto meno a sfondarla. Era tedesca anche la porta, del resto. Al di là della tragedia, quel che non vorremmo è che tale incidente possa rappresentare la metafora di un’Europa a guida tedesca. Noi saremmo anche gli Schiettino del vecchio continente, ma c’è davvero da fidarci della guida tedesca, della loro presunzione, dell’inalterabile e alta opinione che hanno di loro stessi e delle loro scelte? A giudicare dai precedenti (e non parliamo della strage di ieri) e dalle condizioni di vita della Grecia, ma anche delle nostre, c’è poco da #staresereni.

Tag: , , ,