MARIE“Mio padre è fatto per essere presidente di Regione come io per essere ballerina al Crazy Horse“. Cocciuto uomo d’opposizione e irriducibile fascista, il primo. Goffa nei modi e un tantino appesantita dall’età, la quarantasettenne Marine. Come non essere d’accordo con lei? Se poi fosse vero che, invece dell’ingombrante genitore, la leader del FN voglia,  nelle elezioni di dicembre, candidare alla guida della Provence-Alpes-Côte d’Azur, l’importante Regione della Francia meridionale, la giovane deputata Marion Maréchal Le Pença va sans dire che quest’ultima riuscirebbe meglio della zia anche come ballerina. Elettoralmente l’ha già dimostrato, del resto. Nata il 10 dicembre 1989 a Saint-Cloud, dopo una prima bocciatura, appena ventunenne, alle regionali dell’Île-de-France, nel 2012, a soli 22 anni è diventata la più giovane deputata della storia della Quinta Repubblica, riportando il partito all’Assemblea Nazionale dopo un quarto di secolo (e per la prima volta con un sistema uninominale a doppio turno). Cosa che non è riuscita a Marine: eurodeputata dal 2004, è stata trombata alle ultime elezioni politiche per poche centinaia di voti. La madre di Marion, Yann, è la secondogenita di Jean-Marie Le Pen (Marine è la terza), mentre il padre, Samuél Maréchal è stato il capo del movimento giovanile del Fronte, salvo poi rompere con la famiglia e risposarsi con una nera africana. Non è stata l’unica rupture della famiglia. Le ultime esternazioni del nonno al settimanale Rivarol hanno provocato la stizzita replica della zia Marine, offrendo alla presidente del Fronte Nazionale l’opportunità di compiere una volta per tutte un “parricidio” politico a lungo meditato. Sì, perché le pubbliche uscite del padre venivano tollerate con crescente fastidio dalla (presunta?) modernizzatrice della droite française. Decisamente più imprevedibile, non fosse altro per l’età, appare Marion. La ragazza non perde occasione per distinguersi dalla linea ufficiale: «Ad esempio, sono contraria al referendum per ristabilire la pena di morte. Un ergastolo effettivamente applicato senza sconti può bastare come deterrente». Il che non toglie che sia contraria alle nozze gay e cavalchi con disinvoltura la lotta all’immigrazione. Quanto lepenista sia la giovane Le Pen, però, è presto per dirlo. Una cosa è certa: piace ai quadri del partito e piace più di Louis Aliot, compagno della zia presidente, e del moderato Florian Philippot, numero due del partito ma troppo gollista per la pancia della base. Marion piace persino alla stampa inglese, che l’ha definita «un volto d’angelo dallo charme disarmante». Forse il volto giusto per un partito che, se davvero vuol candidarsi a governare il paese e sottrarre la scena a un Sarkozy che s’è improvvisamente riscoperto di destra, deve ancora smussare qualche estremismo di troppo. E il prezzo da pagare potrebbe essere proprio il p(r)ensionamento del fondatore e presidente onorario. La resa dei conti ci sarà – ha annunciato Marine – il 17 aprile, quando ci si riunirà per valutare, ovvero bocciare, la candidatura di Jean Marie a presidente della Regione. Ma una cosa è certa, il vecchio legionario non rimarrà a guardare e i rapporti di forza potrebbero non essere così scontati. Ne sa qualcosa Bruno Mégret, classe 1949, ex esponente di punta del Front National, membro dell’Assemblea Nazionale dal 1986 al 1988 e poi eurodeputato dal 1989 al 1999. Si mise contro Le Pen, di cui era ormai il braccio destro e sinistro. Venne accusato di tradimento ed espulso. Mégret diede vita al Movimento Nazionale Repubblicano, ma nel 2008 abbandonò la politica, sconfitto. Marine, occhio.

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