buona scuolaC’era una volta la Buona politica (Veltroni dixit) ma quella, almeno, si limitava ai proclami senza arrecare danni ad alcuno. La Buona scuola, invece, è la rappresentazione, purtroppo concreta, della mentalità renziana: riformo perciò esisto, locuzione che ha ben poco di cartesiano. Non pensa, è. E quel che è peggio, non ascolta. Non importa la qualità della riforma, conta riformare. La dimostrazione di forza. Schiacciare ogni dissenso. L’Italicum è peggio del Porcellum? L’importante è aver ostentato i muscoli. C’è una certa differenza, tuttavia, tra il prendere a ceffoni l’arrendevole minoranza democratica e un centrodestra allo sbando e rifilare calci nel sedere (metaforicamente parlando) a migliaia di insegnanti.  E soprattutto farlo con la supponenza di chi ha ragione a prescindere, di chi non si ferma davanti “a qualche fischio”, di chi non ha tempo da perdere. Figuriamoci cedere all’isterismo di qualche docente. Irriconoscenti che non sono altro: c’è persino un regalino di 500 euro l’anno per comprarsi qualche libro. Studino, si aggiornino, piuttosto che manifestare. Tutti rimandati a settembre! Perché da quella data dovranno chinare il capo di fronte al preside, nella speranza che vengano chiamati, scelti, premiati, in ogni caso rimessi al libero arbitrio del dirigente scolastico. Sì, perché la Buona scuola passa per il preside renziano, l’uomo solo al comando. Alla faccia della collegialità scolastica, dell’autonomia fondata sul pluralismo culturale e sulla libertà d’insegnamento. Non c’è accordo? Non c’è problema. I docenti li sceglierà Renzi che, con ammirevole disinvoltura, è salito in cattedra persino a Piazza Affari. E li valuterà lui, uno a uno. Perchè c’è da cambiare il paese. In peggio, probabilmente, ma va cambiato. A costo di porre la fiducia alla Camera, naturalmente.

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