lauraantonelliPreferisco ricordarla com’era“. Un must. Un mantra. Un rito autoconsolatorio. Nel web, dalle grandi testate giornalistiche all’ultimo dei blogger passando per i social network, impazzano le foto di Laura Antonelli da giovane, nel pieno del suo successo. Mentre si infila le calze con “malizia” o sale le scale mostrando il suo fondoschiena – il culo negli anni Settanta si chiamava così –  o semplicemente bellissima affianco al suo Jean Paul Belmondo. La donna più bella dell’universo, la definì Luchino Visconti, che pure le preferiva gli uomini. Sicuramente Laura Antonelli è stata una delle più sensuali in un’epoca, peraltro, in cui la chirurgia estetica ancora non ci imponeva i suoi cliché di bellezza: le labbra a canotto, le tette di gomma e quant’altro. E fu proprio una strana allergia scatenata, si disse, da un intervento di chirurgia plastica a deturparle il viso, perché la giovinezza – una volta smarrita – non si può ricomprare. Non c’è sequel che tenga. Abbiamo poco tempo e ci vuole coraggio per invecchiare con dignità. Per questo credo sia più onesto non nascondere com’era diventata: una donna sola, abbrutita, dimenticata, tormentata, malata, ammazzata dall’infelicità, che aveva preso le distanze dal sex symbol che era stata e cercava nella fede un po’ di serenità. Pace all’anima sua, ma la morte di Laura Antonelli ci serva come lezione: impariamo ad invecchiare, godiamo quel che la vita ci dà, poco o tanto che sia. Senza rimpianti. Ciao Laura, che la terra ti sia lieve.

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