copertinaCambiare canale non ci salverà. Il telecomando è un’arma spuntata e voltarci dall’altra parte non allontanerà la minaccia: l’Isis è già qui e potrebbe colpire da un momento all’altro. Secondo i dati “ballerini” forniti dal Viminale, sono almeno un’ottantina i cittadini italiani che ne hanno sposato la causa, sostituendo nel loro immaginario malato vecchi miti rivoluzionari ormai consumati – come il subcomandante Marcos – con Abu Bakr al-Baghdadi, in arte il Califfo Ibrahim, eletto nemico numero uno dell’Occidente. Si chiamano foreign fighters. Sono oltre 30mila e provengono da cento paesi diversi. Compresa l’Europa. La Francia – da sola – ne conta oltre 1200. “Il fenomeno dei foreign fighters nasce a causa di un vuoto di valori dell’occidente – spiega Massimo Fini – perché l’Isis offre un’ideologia fortissima che fa presa negli immigrati di seconda e terza generazione e gli jihadisti avanzano non solo perché sono combattenti feroci, ma anche perché sono un’epidemia che procede nel nostro vuoto”. Una piccola minoranza di esaltati, certo, ma se sommata al rischio di radicalizzazione della comunità islamica italiana, avvelenata dai molti imam che predicano odio, ne viene fuori una miscela esplosiva. I fatti degli ultimi giorni, del resto, ne sono l’ulteriore conferma. Per questo la lettura di Isis segreto, libro-inchiesta scritto a quattro mani da Matteo Carnieletto e Andrea Indini è fondamentale per capire chi sono, chi li finanzia, come ragionano e quale strategia perseguono, come si armano i jihadisti. Uomini pronti a tutto, ma non solo. Le donne hanno un loro battaglione “scelto”, che prende il nome Khansa da una poetessa araba dei primordi dell’islam. Sono di stanza a Raqqa, la “capitale” siriana dell’autoproclamato califfato islamico e guadagnano tra i mille e i 1500 dollari al mese, fino a quattro volte di più rispetto alla paga di un miliziano dei quadri medio-bassi. Intendiamoci bene: non è un instant book, quello che il Giornale ha spedito in edicola, ma un prezioso manuale di sopravvivenza che ricostruisce la storia di un fenomeno ormai sfuggito a ogni controllo. Documentarsi è la prima forma di reazione: acquisire consapevolezza. Studiare come e dove nasce l’integralismo e soprattutto per quali motivi cresce e si rafforza ogni giorno, diventando una feroce macchina da guerra. Un libro che offre risposte ma si pone anche domande scomode: quanto hanno influito le guerre occidentali nella destabilizzazione del Medio Oriente? Cosa si nasconde dietro le tute nere e le divise paramilitari dello Stato islamico? Qual è il filo conduttore che attraverso una lunga scia di sangue e morte rischia di portare questo insidioso nemico dentro casa nostra? Dagli attentati di bin Laden alle ambasciate americane in Kenia e Tanzania che, nel 1998, provocarono 223 e 400 morti all’11 settembre 2001, sino alle più recenti stragi nel cuore dell’Europa:  Madrid, Londra, Parigi. Una escalation di violenza cui non si può rispondere con un tweet, salvo tornare a far finta di niente, come se l’orrore toccasse sempre e soltanto ad altri. Il quadro rappresentato da Matteo Carnieletto e Andrea Indini è tutt’altro che rassicurante e la pericolosità della situazione appare in tutta la sua evidenza dalle interviste che arricchiscono il volume. “Il nemico è qui” si intitola, non a caso, quella rilasciata da Fausto Biloslavo. Gian Micalessin, da parte sua, racconta la Libia come pochi altri potrebbero. E poi ci sono i contributi di esperti come Farhad Bitani (Educare per combattere il terrorismo), Massimo Fini, Marcello Foa, Edward Luttwak, il generale Fabio Mini, Fiamma Nirenstein e l’imam Yahya Pallavicini. Un libro con un’ambizione precisa: scuotere le coscienze di un popolo di dormienti.

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