poppe

Se un po’ lo conosciamo, l’ottimo Gaetano Cappelli, animo mite, incedere sornione e penna brillante, si limiterà a una leggera scrollata di spalle. I suoi romanzi viaggiano col vento in poppa e con le poppe al vento, letteralmente. Un successo meritato, che si gode con sana leggerezza e senza mai prendersi troppo sul serio. Finendo con il concedersi, a parere di alcuni, un eccesso di libertà. Qualche giorno fa, infatti, il birichino – intervenendo a Uno Mattina Estate, su Rai Uno – si sarebbe permesso di sconsigliare l’imprescindibile Se questo è un uomo di Primo Levi, ritenuto troppo pesante per i più giovani. Ne dà notizia Mario Avagliano, giornalista e storico decisamente più compassato e politicamente corretto dell’incorreggibile Gaetano, su moked/מוקד, il portale dell’ebraismo italiano, sottoscrivendo con partecipata indignazione la protesta di un rigorosamente anonimo lettore. Ebbene, riferisce tale lettore di cui immaginiamo il ciglio minacciosamente alzato, “un certo Gaetano Cappelli” ha osato consigliare la lettura di romanzi più “leggeri e simpatici”. Inaccettabile! Ed ecco la scomunica: “Per questo motivo penso che in Rai non si dovrebbero sparare castronerie pericolose come queste. La coscienza civile di un popolo si forma anche con questo tipo di letture”. Un incosciente. Un renitente. Un pifferaio. Cappelli, che pure non è mai salito in cattedra, si ritrova iscritto tra i cattivi maestri, ameno corruttore di giovani menti. Quel che sorprende, tuttavia, non è che ci sia ancora chi considera i ragazzi come contenitori da riempire di contenuti – magari pigiati a forza – e soldatini da formare (e non esseri umani che bramano avventura) ma che il moderato Mario Avagliano chiosi con un increscioso e illiberale “Come non sottoscrivere?”. Eppure, se non ricordiamo male, Cappelli annovera tra i suoi editori anche il di lui padre Tommaso (Avagliano, deliziosa casa editrice dal catalogo pregevolissimo) che nel 1999, quando Cappelli era ancora ignoto ai più, ne pubblicò Canzoni della giovinezza perduta, in “Prefigurazioni”. E fece bene, intendiamoci.

Tag: , , ,