massimiliano-cencelli-296861Matteo Renzi è il nuovo, ma dovrà applicare anche lui le mie regole se vuole evitare il caos“. Così parlò, in un’intervista a L’Unità del 14 febbraio 2014, Massimiliano Cencelli, celeberrimo autore dell’omonimo manuale, collaudata guida per spartire incarichi tra i partiti. Cvd. Al di là dei proclami di Renzi, i cui ameni tweet (“Buongiorno ai gufi”) registrano una imbarazzante crescita esponenziale del tasso di infantilismo del nostro premier, il “metodo” Cencelli si è confermato insostituibile bibbia della lottizzazione di ieri e di oggi. Cencelli, classe 1936, funzionario della Dc, figura non proprio di primissimo piano, lo ideò in occasione del congresso di Milano. La corrente democristiana dei “pontieri” – un nome che esprime un modus vivendi ancor prima che una precisa linea politica – si proponeva di mediare tra maggioranza e sinistra. Per farlo occorreva distribuire senza strappi e risse i posti in direzione. Fu in quell’occasione che il giovane Cencelli ebbe l’intuizione: “Se abbiamo il 12%, come nel consiglio di amministrazione di una società gli incarichi vengono divisi in base alle azioni possedute, lo stesso deve avvenire per gli incarichi di partito e di governo in base alle tessere”. Un capolavoro di ingegneria spartitoria: Taviani rimase all’Interno, Gaspari approdò al Sottosegretario alle Poste – il ruolo più pesante, perché “si facevano le assunzioni” – Cossiga approdo alla Difesa e Sarti al Turismo e spettacolo. Quest’ultimo, incalzato dai giornalisti a caccia di anticipazioni, rispondeva di rivolgersi a Cencelli, consegnandolo alla storia. Era il 1967, l’anno in cui sono nato io. La mia generazione e quelle successive, infatti, non hanno conosciuto un mondo senza metodo Cencelli, un po’ come chi nacque in epoca fascista non poté assaporare la democrazia. Il fascismo è durato vent’anni e gran parte dei fascisti, folgorati sulla via di Damasco, si scoprirono antifascisti della prima ora. Il Cencelli, invece, gode di ottima di salute ed ha in Renzi lo scrupoloso quanto spregiudicato sacerdote che ieri ha officiato il battesimo di tre amici di partito a improbabili consiglieri di amministrazione Rai: l’amico di famiglia e spin doctor delle sue campagne elettorale, la storica (precaria) dell’arte, assistente parlamentare del Pd – per di più collaboratrice di Orfini, mica di Berlinguer – e Siddi, ex presidente del sindacato giornalisti. Intendiamoci, il centrodestra non ha compiuto un grande sforzo di immaginazione, investendo su due uomini di sicura fede: l’ highlander liberale Arturo Diaconale e l’ex parlamentare forzista Giancarlo Mazzucca, forse quello con la storia giornalistica più rilevante. L’area di Centro si è affidata a Paolo Messa, famoso soprattutto per aver coniato lo slogan casiniano”Io c’entro”. Be’, Casini adesso è ai margini, ma Messa è entrato. I grillini, pur aderendo alla logica del Cencelli – diventando come tutti gli altri, sia chiaro – hanno infranto due delle regole principali del codice: il merito non ha alcun valore; meglio un uomo di partito con poca competenza che un esterno di capacità non controllabile. Perché Carlo Freccero non ha perso un minuto per prendere le distanze (politiche) dai pentastellati ma che capisca di televisione è un dato di fatto. In ogni caso, quel che conta – l’unico dato che valga davvero – è il peso del partito. Tanto pesi, tanto ottieni. A quel punto le designazioni sono libere da ogni valutazione collegiale e rimesse al capriccio delle correnti e, in epoca renziana, del leader maximo. Ognuno sceglie autonomamente i cavalli su cui puntare (Caligola docet). Poco importa se si tratta di cavalli zoppi e non proprio dei purosangue. Non c’è consiglio di amministrazione, del resto, che abbia lasciato un segno tangibile. L’importante è che non facciano danni. Coloro che potrebbero incidere, in realtà, saranno presidente e direttore generale, agli altri resteranno prestigio e indennità. Per questo, con buona pace di Cencelli e del ministero dell’Economia, li nominerà Renzi.

Ps. Non è mai stata certificata l’esistenza “materiale” del codice e se la sua esistenza sia o meno solo “orale”. Tra chi sostiene che ne esista una copia cartacea, c’è il giornalista Renato Venditti, che ha dedicato alla storia del manuale un libro pubblicato da Editori Riuniti. Una lettura divertente, oltre che attualissima.

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