manifestoSo di deludere molti, ma io stamattina sto con i colleghi del manifesto: foto raccapricciante e titolo urticante, crudele e – sì, è vero – forzato: perché al bambino non è stato negato l’asilo. È stata negata la vita. Possiamo prendercela con i trafficanti d’uomini, certo, e tornare a interrogarci con curiosità degna di migliore causa se Everest, il film diretto da Baltasar Kormákur presentato fuori concorso al Festival di Venezia sia bello o brutto. Non me lo dite. Voglio essere chiaro, a costo di essere scortese: me ne frega meno di niente. La lotta per la sopravvivenza, purtroppo, non è fiction e si combatte ogni giorno sulle rive dei nostri mari. Senza effetti speciali realizzati con il computer. Si muore davvero, ogni giorno e io non ne posso più, di vedere su facebook le vostre (e le mie) foto delle vacanze, i tramonti, le spiagge, i più rassicuranti dei paesaggi. I nostri bambini sono al sicuro e noi continuiamo a voltarci dall’altra parte, a saltellare da un video musicale a un post divertente, in cerca del sedativo migliore per addormentare le nostre coscienze. No, cari amici, non è la prima pagina del manifesto, oggi, a inquietarmi. Mi dà più fastidio il tappeto rosso di una Venezia tirata a lucido per l’occasione, la passerella delle star, le luci dei flash e il virtuale che cannibalizza ogni sussulto di sensibilità. Non mi fa paura la spregiudicatezza degli scafisti ma l’indifferenza nascosta dietro scivolose discussioni sul buon gusto di un’immagine che è solo nuda realtà. Possiamo negarla, nasconderla sotto al tappeto, ma esiste.