febbraioSono passati diciotto anni da quel 3 febbraio in cui un aereo militare americano “impegnato” in una stravagante esercitazione militare a bassa quota tranciò la funivia del Cermis causando venti vittime. Civilissime. Altro che Marò. I militari vennero sollecitamente processati da un indulgente tribunale militare americano e ritenuti non colpevoli. L’indignazione è stata frettolosamente seppellita dall’indifferenza, la ricorrenza trascurata e infine seppellita con le vittime. Una delle tante pagine poco onorevoli della nostra storia. Una delle tante facce della nostra Italietta. A ricordarci quel tragico episodio – con un coraggio che troppo spesso manca alla nostra classe politica – è un antieroe di carta e inchiostro, Michele Balistreri, commissario di polizia creato da Roberto Costantini, nel romanzo, uscito da pochi giorni in libreria, “Una moglie perfetta” (di cui vi ho già parlato segnalando proprio quella pagina, la 280, senza aggiungere altro). Ora sapete il perché. Balistreri non dimentica. A muso duro ricorda quell’atto criminale, chiamiamo le cose col loro nome, a un dirigente dell’ambasciata americana che si era lamentato con il nostro commissario del (mal)trattamento subito da due cittadine americane accusate di omicidio.  Il funzionario americano, neanche a dirlo, si agita. Non è abituato a italiani che non fossero remissivi e ossequiosi fino al masochismo. “Lei è antiamericano, dottor Balistreri?”.Sono antiprivilegi, dottor Archer. E voi americani siete spesso tra i privilegiati“, risponde. Chi conosce Balistreri non si sorprenderà. O forse sì, perché il libro stupisce positivamente anche chi già ha apprezzato la trilogia del male di Costantini. L’importante, in fin dei conti, è non dimenticare. E non dimenticare di leggere il libro.

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