Fi: Berlusconi a palazzo GrazioliIl mio nome? Lo devo a un militare americano“. Se qualcuno si fosse interrogato sull’origine esotica di quel nome, Denis, la risposta l’ha data Verdini nel corso della trasmissione Quinta Colonna e non poteva esserci “luogo” più significativo per una siffatta confessione. “Mio padre è stato prigioniero in Siberia e quando tornò la prima persona che incontrò fu un soldato americano che gli diede cioccolata e sigarette. Si chiamava Denis”, ha rivelato il leader di Ala. Un’overdose di pathos che spazza via definitivamente l’ormai ingiallita cartolina del giovane Fini che diventa fascista perché i rossi cattivi gli impediscono di entrare al cinema per godersi l’arrivo dei “nostri”, i berretti verdi di John Wayne. Che si trattasse, in entrambi i casi, di popoli occupanti, è un dettaglio trascurabile. Non solo cioccolata e sigaretta, precisava non senza una punta di amarezza Enrico Ruggeri in Paisà: “Birra sigarette cioccolato paisà / e la città ci aspetta con ardore / i nostri piccoli sono agli sgoccioli / qui non c’è più il cibo, né l’onore / la libertà che bella cosa / ma dentro casa non si mangia più”. Già, quelle regalie generosamente dispensate avevano un prezzo non trascurabile: l’onore di un popolo intero. Non proprio una priorità, di questi tempi in cui  “l’ordine è mettersi al sicuro quando / è scuro / c’è l’ordine di non parlare più”.

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