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La tragedia di Corinaldo definisce la bruttezza, il pattume, in cui è rovinata la giovinezza. Provo umana pietà per la madre e per i ragazzini vittime della calca. Ma la provo anche per i genitori sopravvissuti a quell’esperienza. Qualche settimana fa ascoltavo Concita De Gregorio e una sua ospite su Radio Capital mentre si palleggiavano racconti di concerti vissuti con le loro figlie. Le due signore erano naturalmente tutto un frinire di liberalità, empatia inter-generazionale, ostentata adolescenza di spirito. A loro e a tutte le signore che – fra una lezione di vinyasa flow e una puntata di Cactus – si macerano nel cordoglio per i sessismi, la violenza contro le donne, il pensiero rudimentale dei populisti e il razzismo strisciante dei sovranisti, suggerirei di cambiare angolo visuale alla loro posizione del loto. Le ragazzine di 13 anni, oggi, bestemmiano. Tornano a casa sui gomiti. Ti offrono pompini per 30 euro. E non parlo di quelle cresciute fra genitori tossici, nella marginalità; ma delle creature dell’alta borghesia milanese e capitolina, tutt’oggi molto riflessiva. Quelle che un tempo sarebbero andate a lezione di arpa e di bel canto; di equitazione e découpage. Ora quelle fanciulle cantano “Hey Tipa” di Sfera Ebbasta. Le vedo barcollare sotto casa, lungo Corso Sempione, con una boccia di birra in mano, strillandone i versi strazianti, accompagnate da gibboni che un tempo sarebbero stati messi in quarantena perché in grado di trattenere germi di malattie infettive:

 

Hey troia vieni in camera con la tua amica porca. Quale? Quella dell’altra volta

Faccio paura, sono di spiaggia

Vi faccio una doccia, pina colada

Bevila se sei veramente grezza, sputala

Poi leccala leccala

Limonatevi mentre Gordo recca

Gioco a biliardo, con la mia stecca

Solo con le buche, solo con le stupide

‘Ste puttane da backstage sono luride

Che simpaticone vogliono un cazzo che non ride

Sono scorcia-troie…

 

 

 

 

L’artista non ha colpe. Incarna un prodotto in serie dell’aculturazione. Lo sfigato di periferia, un tempo ridicolizzato e marginalizzato, oggi è cool. Il marcio è figo. Il primate è bastard. Perché la storia prima si presenta sotto forma di tragedia – il gangsta rap americano – poi come farsa – il trap italiano. E mentre le mammine-bene acquistano i fiori di Bach e fanno seminari dedicati alla comunicazione genitori-figli, questi ultimi si plasmano al ritmo primordiale del tragi-patetico anarchismo di Quarto Oggiaro. Già da minorenne vedevo i vari Dottor Dre e Snoopy Dogg come figure caricaturali, maschere di un tamarro carnevale, con le loro macchine molleggiate, quelle mosse da babbuini mannari e la grossolana ostentazione di passera, tatuaggi e pacchianaggine. Ma almeno quelle maschere avevano una ragion d’essere socioculturale, come ghignante riscatto di un retroterra etnico che per anni aveva conosciuto solo segregazione e violenza. Oggi, mi ritrovo quei grotteschi totem e quei motherfuckin name declinati per i teenager di Cinisello Balsamo e Sesto San Giovanni. Domando a un qualunque genitore all’ascolto: che simposio potrà mai sorgere dai versi di cui sopra? Quale riverberazione interiore, se non un’umiliazione dell’anima urticante come uno spray al peperoncino? Mamma mi faceva ascoltare Franco Battiato, gloria all’anima sua. Da lei questo mi arrivava. Potevo degradarmi con gli INXS, finanche con i Guns N’ Roses, ma da lei mi arrivava Battiato. Certo la tragedia marchigiana è frutto di concause: della stupidità, della sciatteria e della fatalità. Ma il contesto abominevole resta. Un abominio che attraverso la musica ha colonizzato i costumi, i tic del pensiero, l’immaginario, divenendo “normalità”. Banale conformismo generazionale. Neppure nicchia di trasgressione, bensì moda, corrente. I giovani hanno quasi tutti il coraggio delle opinioni altrui e pensano come scappano: in mandria. Per tali ragioni provo pietà per queste mamme amiche e questi padri immaginari. Con la coscienza pulita perché accompagnano le figlie ai concerti e insegnano loro che il razzismo è sbagliato, il populismo pericoloso, la tolleranza tanto civile. Ma incapaci di produrre anticorpi al letale virus che si sta diffondendo. Pronte a farsi schiacciare dalla forza di grevità dei tempi, senza opporre resistenza dove i tempi sono davvero assassini di anime e talvolta anche di corpi. Per sentirsi à la page come la De Gregorio e la sua amica; genitori più prudenti della mamma di Corinaldo, o forse solo più fortunati. Oggi, nella mia modesta opinione, non c’è bisogno di confidenza ruffiana, di empatia artefatta, di pusillanime indulgenza; di modernità cretina, di vanità irresponsabile: c’è bisogno di cura.

 

Ti proteggerò dalle paure delle ipocondrie…dai turbamenti che da oggi incontrerai per la tua via…

Dalle ingiustizie e dagli inganni del tuo tempo

Dai fallimenti che per tua natura normalmente attirerai

Ti solleverò dai dolori e dai tuoi sbalzi d’umore

Dalle ossessioni delle tue manie

Supererò le correnti gravitazionali

Lo spazio e la luce per non farti invecchiare

E guarirai da tutte le malattie

Perché sei un essere speciale

Ed io… avrò cura di te

 

 

 

 

 

 

 

 

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