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«Come rappresentante dello Stato mi sento di chiedere scusa alla famiglia di Stefano Leo. Non consento di dire che la Corte d’Appello sia corresponsabile dell’omicidio. Qui abbiamo fatto quello che dovevamo fare», sono le accorate parole del presidente della Corte d’Appello di Torino, Edmondo Barelli Innocenti, che apprendo dal Giornale. «Io sono qui a prendermi i pesci in faccia per quello che è successo, ma non è solo colpa dei magistrati. La massa di lavoro che abbiamo da smaltire è tale che il Ministero dovrebbe provvedere. Siamo qui, prima ancora che come magistrati e giornalisti, come essere umani. Il mio pensiero va ai parenti della vittima, ai quali manifesto il mio cordoglio e il mio dolore. Se la cancelleria della Corte d’Appello avesse inviato l’estratto alla Procura e la Procura avesse emesso l’ordine di carcerazione, non c’è alcuna certezza sul fatto che Said Mechaquat sarebbe stato in carcere il giorno in cui ha accoltellato a morte il 33enne di Biella. Ogni sei mesi il detenuto ha diritto a 45 giorni di sconto. L’equazione due più due fa quattro, non funziona sempre. C’è stato un problema, chiedo scusa alla famiglia come uomo di Stato, ma non è corretto dire che Said Mechaquat sarebbe stato in carcere il 23 febbraio 2019 se la precedente condanna fosse stata eseguita. Poteva non essere in carcere, quel giorno. La Corte d’Appello non è corresponsabile del fatto, questo va detto. Alla Corte d’Appello vengono concesse le attenuanti generiche per la carenza di personale. Ma non è un’attenuante, è una scriminante. I servizi spettano al ministero della Giustizia. E noi siamo in seria difficoltà. Dai 23 mila fascicoli pendenti siamo scesi adesso a 17 mila e 500. Ma le cancellerie sono comunque in affanno. Il nocciolo è che i magistrati stanno facendo l’impossibile, ma i servizi di cancelleria sono carenti», leggo ancora sul Corriere della Sera di oggi. Dunque, per l’ennesimo e fatale episodio di malagiustizia non sembrano esserci colpevoli, solo Innocenti.

 

 

 

Cedo a voi le riflessioni del caso perché le mie sarebbero eccessivamente sapide, limitandomi a una citazione di Gogol’, perché in fondo tutti respiriamo con il suo naso e qui c’è afrore di anime morte: «Hanno un bell’essere stupide le parole dello sventato: esse, a volte, sono sufficienti per confondere l’intelligente». Tuttavia, vorrei suggerire a Barelli Innocenti di cooperare maggiormente con la Procura, lasciandosi contagiare dalle lodevoli iniziative del procuratore Spataro, al fine di porre rimedio alla rovinosa assenza di personale. Su Repubblica del 24 ottobre 2018 leggevo infatti: «A metà novembre metteranno piede al Palazzo di giustizia di Torino i primi richiedenti asilo arruolati negli uffici della procura per aiutare il personale amministrativo, che da tempo soffre di pesanti carenze d’organico, in alcune delle attività quotidiane. Si tratterà di un gruppo di 4-6 migranti selezionati dalla cooperativa sociale L’isola di Ariel grazie a una convenzione firmata con il procuratore capo. Spataro si è sempre molto impegnato contro la discriminazione razziale, decidendo di recente una stretta della procura contro i reati di odio razziale. «È impensabile immaginare l’immigrato come un peso di cui sbarazzarsi. Ci vuole l’intervento di chi ha la responsabilità pubblica perché non possiamo lasciare tutto il peso del problema alle cooperative e mi auguro che questa nostra iniziativa possa essere replicata. Ricordo le parole di Stefano Rodotà, che diceva come la solidarietà non è un sentimento, ma è un dovere e un diritto». Dopo aver fatto sommessamente notare a Spataro che l’odio razziale è un sentimento e non un reato, mi limito a prefigurare un futuro di cooperazione fra organi giurisdizional-amministrativi; sono certo che la Procura sarà lieta di cedere qualche suo arruolato alla Corte d’Appello per le urgenti mansioni di cancelleria affinché non vi siano più italiani sgozzati per la strada. Al limite accadrà direttamente in un ufficio giudiziario. «Se una cosa la vuoi, una strada scoprirai; se una cosa non la vuoi, una scusa troverai». Proverbio africano.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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