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Ha fatto molto discutere lo staffilante monologo del comico Ricky Gervais nel corso della serata di inaugurazione del settantesimo Festival di Sanremo. «Saremo felici di ascoltare Rula Jebreal, che, in collegamento diretto con il braccialetto elettronico del suo amico Harvey Weinstein, ci parlerà dei diritti delle donne», ha esordito un Ricky di umore satirico. Ma il brillante comico inglese – che per l’occasione indossava una t-shirt dedicata a Pippo Baudo – non ha fatto sconti neppure alla giovanissima attivista svedese Greta Thunberg, domandandole di «abbordare di nuovo Malizia II, far vela verso lo Yemen, sbarcare ad As-Salif, approcciare un allegro capannello di spose bambine e chiedere loro quanto siano preoccupate del cambiamento climatico e del futuro rubato alle adolescenti svedesi». E ancora sulla politica italiana: «I 5Stelle restano ambivalenti sul tema immigrazione, perché gli spin doctor Casalino del Movimento sanno di non poter garantire a tutti i potenziali stupratori di gruppo in arrivo dall’Africa la stessa vita smeralda di Ciro Grillo & friends»; mentre sul Partito Democratico ha palesato qualche pregiudizio poiché «Pd in english is a written abbreviation for paid».

 

 

Dietro la ruvida corteccia di un piglio sardonico, non sono mancati passaggi delicatamente animalisti e femministi, come quando il geniaccio britannico ha manifestato l’auspicio di vedere «Carola Rackete uscire dall’inferno del Nuovo Galles del Sud slalomeggiando fra slavine di alberi in fiamme, speronando pavidi camion di pompieri australiani con sette koala in spalla e un cucciolo di canguro nel marsupio». In seguito, invitando un riluttante Fabio Fazio a salire sul palco dell’Ariston senza la scorta di Saviano, lo stand-up comedian ha confessato al conduttore ligure – da sempre suo riferimento professionale – che l’intervista a Macron gli ha ricordato quella di David Brent alla bionda Karen durante la prima serie di The Office. Accomiatandosi dal pubblico di Sanremo, dopo aver fatto ammenda sulla Brexit e con un ramoscello d’Ulivo in mano, il curioso Gervais ha domandato a tutti i presenti in sala come avessero votato al referendum di qualche lustro or sono sull’ingresso dell’Italia nell’Euro… e quindi intonato in omaggio a Franco Battiato e al Festival della canzone italiana: L’Ayatollah Khomeini per molti è santità, abbocchi sempre all’amo… le barricate in piazza le fai per conto della borghesia che crea falsi miti di progresso…

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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