Conferenza stampa internazionale, al Salone dell’auto di Ginevra, di Sergio Marchionne, ad di Fca. Le domande riguardano soprattutto il punto di vista del top manager sulla nascita del nuovo Gruppo Psa-Opel, il tema fusioni, la Ferrari, gli stabilimenti. A un certo punto un collega chiede la parola e rivolge questa domanda: “Su Lancia cosa ci può dire?”.
La risposta di Marchionne, come si poteva immaginare, toglie del tutto ogni speranza a chi auspicava a un rilancio del marchio, la cui produzione è limitata alla Ypsilon “dei miracoli”, visti i risultati che continua a ottenere la fashion-citycar prodotta in Polonia. “Per Lancia non ho visto progetti convincenti per il rilancio, mi dà fastidio non poterla finanziare, ma senza progetti convincenti si rischiano di fare pasticci, quindi preferisco lasciarla stare. Preferisco fare bene il rilancio di Alfa Romeo piuttosto che dedicarmi a Lancia. Ho una vecchia Lancia Delta Integrale, ma rifare oggi una cosa all’altezza, non è immaginabile”, ha puntualizzato Marchionne, decretando di fatto la quasi fine del marchio. Fino a quando la Ypsilon continuerà a fare miracoli bene, il dopo è immaginabile. Peccato. I “lancisti” qualche residua speranza forse l’avevano. Ora, credo, non più. E allora? Mi sento di lanciare (tanto per stare in tema) questa provocazione: perché Fca non la mette sul mercato? Lancia è un marchio che ha un grandissimo “heritage” ed è avvilente pensare a una sua prossima fine. Ci potrebbe essere un costruttore, anche straniero e perché no, asiatico (Tata sta facendo un buon lavoro con Jaguar, soprattutto, e Land Rover, e Geely altrettanto con Volvo), pronto a crederci  e a investirci, salvando in questo modo sia il glorioso brand e la sua storia. Fca, dal canto suo, si toglierebbe l’imbarazzo. E’ solo una provocazione, che magari potrebbe non piacere ai tanti appassionati. Ma tentar non nuoce.

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