In Confindustria Firenze c’è puzza di bruciato. Il presidente dei giovani imprenditori, eletto un anno fa (fino al 2016), Gabriele Brotini (nella foto), è stato vittima di un agguato da parte dei provibiri (i “garanti”) di Confindustria nazionale che lo hanno fatto decadere “con effetto immediato”. Un caso più unico che raro.

La miccia è stata accesa dopo che si è liberata la poltrona a presidente toscano dei giovani di Confindustria dato che Giacomo Gellini è stato chiamato a Roma come vicepresidente nazionale.

Lo scontro è sorto tre settimane fa quando il consiglio direttivo dei giovani fiorentini di Confindustria aveva sollecitato Brotini, vicino all’ex presidente nazionale dei giovani Jacopo Morelli, affinché proponesse come candidato per la presidenza regionale dei giovani, il vicepresidente fiorentino Giacomo Lucibello (fedelissimo di Marco Gay, neopresidente nazionale dei giovani), amico di Marco Carrai, il lobbista di Renzi. Aeroporto di Firenze Spa, di cui è presidente Carrai, è sponsor del Firenze Rugby 1931, di cui è presidente Lucibello (nella foto insieme).

Ma Brotini, appellandosi al regolamento, ha ribadito che spettava a lui designare un candidato e che non avrebbe accettao alcuna imposizione dall’alto. La sua scelta era, infatti, ricaduta su un suo fedelissimo, Gabriele Poli, ex presidente dei junior di Confindustria Firenze.

Il pressing da Roma è andato avanti per giorni, con l’interessamento anche di un’altra renziana, Antonella Mansi, vicepresidente nazionale con delega sull’organizzazione, già alla guida dei giovani in Toscana, e chissà di chi altri, fino all’intervento a gamba tesa dei provibiri.

Brotini sbotta: “Una decisone ingiusta e assurda, totalmente priva di qualunque fondamento regolamentare. Cercherò di far valere i miei diritti con la magistratura ordinaria, visto che il comportamento dei provibiri mi pare colluso al sistema, interpretano le regole come fa loro comodo. I miei legali hanno provveduto a recapitare a Confindustria Firenze il ricorso per la istituzione di un giurì d’onore ai sensi dello statuto di Confindustria. Ho sempre agito nell’interesse dei giovani imprenditori di Firenze e nel rispetto delle regole e dei regolamenti. Confido nel giurì e mi riservo sin da ora di agire in seguito anche a tutela della mia persona per il grave e ingiusto danno subito”.

I provibiri parlano di “gravi violazioni statutarie e della normativa etico-valoriale”. Ma lui non ci sta. “Il codice etico di Confindustria individua i gravi motivi a cui fanno riferimento i probiviri, da cui discenderebbe il potere di disporre la decadenza dalla carica di un associato, ai soli casi di sentenze di condanna di secondo grado e in ipotesi di commissione di gravi reati contestati a seguito dell’esercizio dell’azione penale da parte di un Pubblico ministero. Questioni e fatti a me lontani ed estranei”.

L’articolo 17 lettera C del regolamento recita: “spetta al consiglio direttivo “designare e revocare, su proposta del Presidente, i rappresentati… negli organismi regionali e nazionali”.

“Sono basito che in una associazione dove la mia azienda di famiglia, la Pakerson, è iscritta e versa i contributi da oltre 50 anni, i probiviri confederali, che dovrebbero essere organo di garanzia, si permettano di emettere decisioni così gravi, infondate e senza precedenti nei miei confronti”.

Brotini sottolinea di non essere “mai stato avvezzo ai giochi di palazzo ed allo scambio di poltrone. Da associato di Confindustria Firenze mi sento leso e offeso da una dirigenza dell’associazione fiorentina completamente disinteressata a tutelare un proprio associato”.

In verità, osservando tutta questa storia dall’esterno, tutto pare fuorché uno scontro fra questo Lucibello e l’ex presidente Brotini. “I giovani di Confindustria si fanno forti di essere un sistema meritocratico, invece sono altamente politicizzati. Ho detto no a uno scambio di poltrone, di accordi già stabiliti per chi doveva correre alla carica di presidente regionale, in vista delle elezioni nazionali. Io ritenevo che ci fossero persone con più merito e per questo sono stato allontanato”.

Qualcuno ci vede dietro una pressione romana in vista del prossimo cambio nazionale di Confindustria senior. Insomma abbiamo capito, è la solita storiella. Tutte le pedine devono andare al loro posto e tutte devono avere la targa Pd. Brotini non è uno del giglio magico di Renzi. E per questo paga di tasca sua. La longa manus renziana si fa sempre più lunga. Ma prima o poi troverà qualcuno che gliela mozza.

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