Da possibile presidente del Consiglio, capo naturale della Destra in Italia, potenziale presidente della Repubblica italiana, successore virtuale di Silvio Berlusconi, a ghost writer di se stesso. Dopo aver fatto fuori cinque partiti in venti anni, sbriciolato la preziosa eredità di Giorgio Almirante, adesso Gianfranco Fini, solo e deriso, non è che un fantasma che cammina.

Invisibile agli organi di stampa, inesistente da mesi sulle agenzie, finisce di rado a concedere interviste a blog o quotidiani online semisconosciuti (“Buongiorno. Intervista rilasciata a cronopolitica”, “Vi segnalo una mia intervista rilasciata a Blog Sicilia”). E da un po’ di tempo a questa parte si è anche ridotto a fare il portavoce di se stesso sui social. Facebook è il suo preferito (ha pochi amici anche lì) da dove invita i seguaci (quei pochi che gli restano) a guardarlo in tv (le poche che ancora lo invitano).

Negli ultimi giorni si è visto, abbronzato, quasi cotto, come Carlo Conti, ad In Onda su La7 (nella foto) e ad Agorà su RaiTre. Per entrambe le apparizioni ha postato su Facebook frasi del tipo: «Domattina sarò ospite…», «Fra pochi minuti sono a…» , «Rivedi la puntata dove ero ospite…», «Vi ricordo la mia intervista a…».

L’ex presidente della Camera, potente e temuto, ridotto a farsi autopromozione come un utente qualunque. Ultimamente aveva preannunciato la sua ridiscesa in campo con un penoso video promozionale nelle vesti di allenatore (nella foto) buttandosi addosso gli sfottò di ogni tipo di web e giornali.

Dopo un anno di silenzio ha presentato la sua nuova idea di centrodestra, un’altra, la sesta, lanciando l’iniziativa “Partecipa, l’Italia che vorresti”. Che chiesto da lui è già tutto un programma.

L’ex leader di Msi-Dn-An-Pdl-Fli guarda al futuro, non recide le radici profonde della destra a partire da Almirante, mai nominato ma evocato, non rottama ma rinnova e, soprattutto, sceglie di mettersi in gioco in prima persona e in solitudine. Tanta solitudine.

Cosa voglia fare Fini non è facile da capire. Il difficile è decifrare che cosa abbia in testa questa volta. “Vi ricordo che sul sito partecipa.info è attiva la sezione comitato promotore. Continuate a registrarvi in vista delle riunioni propedeutiche all’ organizzazione delle assemblee regionali. A presto”, pubblicizza sul suo profilo.

E da Ansedonia, Capalbio o Montecarlo, chissà, dispensa anche analisi politiche su questo o quell’avvenimento. E pure consigli di vita. “Dobbiamo avere comportamenti coerenti con i principi e i valori che cerchiamo di riproporre agli italiani”.

Oppure: “L’occupazione si può realmente aumentare solo creando occasioni di lavoro e di buona occupazione. E per far ciò, il Paese deve conoscere ESATTAMENTE dove indirizzare il proprio percorso di crescita”.

Proprio lui, che siede (anzi sedeva) in Parlamento da 31 anni (nel 1983 è stato eletto per la prima volta alla Camera) e non ha lavorato un giorno in vita sua, di occupazione se ne intende eccome. E se ne vanta pure: “Sono stato per 30 anni in Parlamento senza ricevere un avviso di garanzia”. Ha ancora  tempo per rifarsi…

E giù con la destra da ricostruire: “Dobbiamo ridare un fascino e una credibilità alla destra. Non esistono uomini per tutte le stagioni. La destra se vuole essere tale deve alzare la bandiera del rinnovamento. Il futuro è quello che facciamo oggi. L’Italia merita una destra che ora non c’è”.

Ma il fondo l’ha toccato il 14 marzo “Sono pronto a raccogliere la sfida per costruire una nuova destra”. Come se qualcuno glielo avesse chiesto.

Per finire col suo ex amico e alleato, al quale inaspettatamente liscia il pelo all’indomani dell’assoluzione sul caso Ruby: “Al di là del giudizio politico su Berlusconi, tutti gli italiani, e quindi anche i suoi avversari, devono essere lieti della sua assoluzione, perché la magistratura, annullando una sentenza di primo grado che ha pesantemente discreditato le nostre istituzioni in ogni angolo del mondo, ha confermato di essere pienamente autonoma ed imparziale”.

Qualche mese prima aveva commentato sempre sul social: “I complotti denunciati da Berlusconi a Porta a Porta sono nella sua mente. Rispondere é un esercizio inutile”.

Ha pure il coraggio di nominare Alleanza nazionale: “Alleanza nazionale è stata l’apertura della destra ad un mondo moderato, mentre oggi chi utilizza quel nome è diventato l’ultima ridotta veteromissina. E lo dice l’ultimo segretario del Movimento Sociale Italiano. Nulla di personale, è un’analisi politica. È evidente che la storia della Destra non é che cominci e si concluda con Berlusconi. Io sono entrato in parlamento quando c’erano Berlinguer e Almirante. Ovviamente Berlusconi in un momento storico ha avuto un ruolo fondamentale, ma il centrodestra andrà oltre, sta cambiando tutto radicalmente, da noi come nel centrosinistra”.

Su questo ha ragione. Tutto sta cambiando e tutto cambierà. Ma anche senza di lui. Povero Fini. Che Fini-accia.

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