“Lei sa cos’è il fascino? L’arte di farsi dir di si senza aver posto alcuna domanda”. Sembra scritto apposta da Albert Camus per il ministro per la Semplificazione e la Pubblica amministrazione Marianna Madia (nella foto).

Il curriculum è da secchiona. La gioventù passata a Fregene, il liceo alla scuola francese Chateaubriand, avamposto d’Oltralpe ma culla della Roma bene, poi la laurea con lode in Scienze politiche alla Sapienza, specializzazione e dottorato a Lucca, un volume sul welfare per il Mulino.

Nel suo partito la considerano una super raccomandata, per amicizie e lignaggio. L’intellettuale Piergiorgio Odifreddi affila la penna: “È una raccomandata di ferro con un pedigree lungo come il catalogo del Don Giovanni, è figlia di un amico di Veltroni e la sua candidatura è espressione del più antico e squallido nepotismo mascherato da novità giovanilista e femminista”.

Quando Renzi l’ha chiamata nella sua squadra di governo lei ha detto: “Non ho avuto ancora il tempo di rendermene conto. Stavo guardando Peppa Pig in tv”. E’ proprio questa sua nonchalance, unita alla buona educazione, che affascina e seduce tutti. Carriera fulminea, sebbene si sia vantata di portare in dote la sua “straordinaria inesperienza politica” (lo slogan della sua prima campagna era “Metto la mia inesperienza al servizio del Paese”). “Se anche mi sentissi inesperta, questa volta non lo direi, segno che lo sono meno”, ha detto dopo la nomina a ministro.

Famiglia borghese del Sud, originaria della Calabria Ionica, con l’avvocatura, la politica e il giornalismo che scorre nelle vene. Il bisnonno era Titta Madia, deputato del Partito nazionale fascista per quattro legislature e dal ’53 al ’58 del Movimento sociale. Principe del Foro, fu avvocato come il nonno di Marianna, Nicola, e lo zio Titta (omonimo del deputato) avvocato difensore di Clemente Mastella. Il nonno, da parte di madre, era invece Normanno Messina, decano del giornalismo parlamentare, ultracattolico convinto e con importanti amicizie nella Dc, del quale Marianna porta i tratti distintivi. Figlia di Stefano Madia, scomparso a soli 49 anni, giornalista e attore,  consigliere comunale a Roma eletto con la “Lista Civica per Veltroni”. Vinse un premio al Festival di Cannes ma aveva lavorato pure a Porta a Porta e Mixer. Anche Marianna, dopo la laurea, ha collezionato un’esperienza professionale con Giovanni Minoli a Rai Educational: “Un grande maestro, mi ha dato un’opportunità”, dove all’una di notte conduceva e-Cubo, trasmissione su questioni ecologiche ed energetiche.

Per arrivare ad avere un dicastero a trentatré anni, infatti, ne ha dovuta fare di fatica. Ha sempre avuto il dono di ammaliare i suoi prestigiosi interlocutori. Uno charme particolare che le ha sempre permesso di ottenere riconoscimenti, senza chiedere nulla.

Carnagione bianco latte e capelli ricci biondissimi, ribattezzata “Vergine botticelliana”, incantatrice di serpenti, ha fatto appena in tempo a saltare sul carretto giusto, che nel frattempo è diventato un tir, dopo aver flirtato praticamente con  tutte le correnti esistenti nel partito e anche quelle non esistenti: lettiana, veltroniana, dalemiana, bersaniana, e poi anche mariniana, franceschiniana, prodiana, fassiniana, civatiana, napoletaniana. Le mancavano solo i Testimoni di Geova. E’ andata alla Leopolda e, d’un colpo, è diventata renziana. Un manuale di sopravvivenza inter-correntizia che non la smuove di un millimetro. A chi l’accusa di voltagabbanismo lei risponde, “ma saranno loro ad essere  madianiani”. Chissà, forse ha ragione lei. Anzi, Camus.

C’è un passaggio decisivo della sua scalata. A fine università Enrico Letta la invitò ad un meeting dell’Arel (l’agenzia di ricerche e legislazione fondata da Beniamino Andreatta). Lei lo sentì parlare di argomenti oggetto dei suoi studi e se ne innamorò. Portò con sé il suo curriculum dove, in fondo, aveva scritto: “Laurea con lode fra un mese”. Letta rimase colpito da tanta intraprendenza e le promise che se davvero si fosse laureata, con lode, l’avrebbe fatta assumere all’Arel. Un mese dopo ottenne il posto di stagista. E lei diventò lettiana a tutti gli effetti. Stima ricambiata da Letta: “Marianna è straordinaria. Vuole fare la ricercatrice. La tv è solo un ripiego”. Minoli non era d’accordo: “Vero, favolosa. Ma la tv è una passione reale”. Sbagliavano tutti e due. Marianna era, in verità, attratta già dalla politica. Anni dopo, senza rimorsi, è entrata a far parte del governo che ha distrutto proprio il suo Letta.

 

Il padrino politico del neoministro della Pubblica amministrazione è stato Walter Veltroni (nella foto). Quando, nel 2008, il segretario Pd decise di ringiovanire i ranghi del partito, la presentò come un’esperta economista. Anche se era laureata in Scienze politiche. Allora lei cominciò a definirsi “economista prestata alla tv”. L’allora segretario la inserì come capolista del Pd alla Camera, a 27 anni, e naturalmente venne eletta. A quel punto diventò veltroniana.

A Montecitorio andò a sedersi accanto a Massimo D’Alema e, subito, divenne dalemiana. Tanto che riteneva inconcepibile mandare a casa uno come D’Alema “che sa l’Iliade a memoria”. Lui apprezzò e la mise nel comitato di redazione della rivista Italianieuropei della sua fondazione.

Tra gli innumerevoli meriti della Madia spicca quello di essere stata la morosa di Giulio Napolitano, professore di diritto pubblico all’Università della Tuscia, figlio di Re Giorgio davanti al quale Madia ha giurato fedeltà in qualità di ministro. Marianna e Giulio sono stati paparazzati in giro per Roma e insieme allo stadio, ma lei puntualizza: “Con lui cominciai una storia sentimentale quando suo padre Giorgio era ancora solo un ex e illustre dirigente del Pci, poi sono stata a cena sul Colle, una sola volta”.

Oggi Marianna è moglie di Mario Gianani, il produttore dell’ultimo film di Pif. Anche loro renzianissimi. Gianani è il rampante fondatore della casa di produzione cinematografica Wildside nonché socio in affari di Fausto Brizzi, regista e fedelissimo della Leopolda, il cui loft a San Lorenzo è forse l’unico “salotto” romano regolarmente frequentato da Renzi. Insomma, tutti i tasselli sono andati al loro posto e Marianna, nella sua rampante carriera ha sempre saputo frequentare le amicizie e le case giuste.

Appena Renzi si affacciò all’orizzonte della politica nazionale si mise a sua disposizione e, ovviamente, è diventata renziana (nella foto). Appena eletta alla segretaria Pd ha scambiato il ministero dello Sviluppo economico per quello del Lavoro, entrambi in via Veneto. Apparsa, senza appuntamento, nell’anticamera di Flavio Zanonato (titolare dello Sviluppo economico), che la fece accomodare, iniziò a domandare al ministro dettagli circa le politiche del Lavoro. Lui, tra il sorpreso e il divertito, le rispose che non aveva competenza in materia, indicandole il ministero del Lavoro che si trovava dall’altra parte della strada.

Poi il settimanale Sette l’ha intervistata a proposito delle sue vacanze del lontano 2000 a Medjugorie e lei si è dichiarata esperta di Madonne. Madia ha spiegato che a Medjugorie “non ti poni il problema di quanto siano credibili le apparizioni e non cerchi l’esperienza sensazionale. Entri in una dimensione di fede più forte, di consapevolezza profonda”. Appena preso in mano il ministero ha nominato al vertice dell’Agenzia digitale, che avrebbe come scopo quello di innovare la pubblica amministrazione, una persona senza laurea.

Per chi se lo fosse chiesto fino ad ora, chiarisco subito. La Madia non ci è, ci fa.

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