Chissà cosa si credeva di ottenere Berlusconi dal patto con Renzi. Chissà che cosa si era messo in testa. Chissà come mai quel giovanotto di Firenze gli aveva ispirato così tanta fiducia. Chissà perché, lui che si crede un fine statista, si sia fatto infinocchiare così dalle balle a ripetizione di Matteo. E chissà perché mentre tutti dicono che Renzi è un bugiardo, inaffidabile, arrivista, al Cavaliere questa voce non sia mai giunta all’orecchio. Chissà poi perché aveva riposto affidamento sul già traditore Alfano (quello del quid), al governo con Renzi, col quale aveva paventato addirittura un riavvicinamento. E chissà perché stia ancora ad ascoltare le storielle di Verdini, Letta e Brunetta e non abbia ancora mandato via a calci Fitto. Chissà.

Una cosa è certa, Berlusconi non ha più carte da spendere, se non quelle di una flebile opposizione che servirà a poco o nulla. Se non ci penserà il nuovo presidente della Repubblica a rimetterlo in carreggiata, sciogliendo le Camere o concedendogli la grazia, può dire addio anche subito alla politica. Dopo questa figura dell’elezione del capo dello Stato, Forza Italia è ridotta al lumicino. Se oggi vale il 10 per cento è grasso che cola.

La vittoria di Sergio Mattarella al Quirinale dimostra comunque due cose. Una è che il patto del Nazareno è solo un’invenzione nella testa dei giornalisti, e che esiste semmai solo un Renzi che usa a suo piacimento un Berlusconi quando più gli fa comodo, e che ottiene da lui il massimo col minimo sforzo. La seconda cosa è che Alfano è un poveretto senza coscienza che politicamente non conta una cippa. A Renzi non interessa affatto riformare, a lui interessa solo comandare a bacchetta e fare come gli pare senza ascoltare nessuno, per garantire a lui e ai suoi sodali il potere per altri dieci anni. Il liberalismo che trasuda dai suoi interventi scritti da uno che assomiglia al Pinguino di Batman, detto Nomfup, nella vita reale Filippo Sensi  (poco meno di 170mila euro lordi all’anno), sono stati sostanzialmente strumentali. Non era il nuovo che diceva di essere ma un figlio della sinistra democristiana, geni duri a morire. Si è dimostrato un partner inaffidabile, specialista del gioco delle tre carte.

L’’inizio di un rapporto di fiducia tra il segretario del Pd e il leader di Forza Italia suggerito chissà da quale genio della politica, o mosso da chissà quali interessi, si è finalmente incrinato. Agli azzurri adesso non rimane altro che leccarsi le tante ferite inferte in questi ultimi due anni e ricominciare tutto da capo, magari partendo da una bella gita a Lourdes. Tanti saluti alla speranza che si potesse intraprendere un cammino serio che avrebbe portato alla modernizzazione del Paese e della Costituzione. Renzi, se ci riesce, da qui in avanti stia a casa sua e se la cavi da solo senza chiedere voti a nessuno se non al Pd che ancora è dalla sua parte. E Berlusconi faccia lo stesso. Ognuno si riprenda il proprio ruolo e specialmente il centrodestra ritorni a fare il centrodestra e non un pasticcio indefinito che gli elettori si ricorderanno alle prossime elezioni e che il Cavaliere pagherà caro.

Il direttore Piero Ostellino, che proprio domani inizia a scrivere da noi, aveva ragione da vendere: Renzi è solo un “ragazzotto che ci sa fare con le parole”. Niente di più. Uno scilinguagnolo che pare ricordare quello del boccaccesco ser Ciappelletto che, mentre parlava, già pensava alla successiva frottola che avrebbe raccontato. Giuliano Ferrara, che pure lo stima con affetto nel suo Royal Baby, ha detto che Renzi sembra afflitto da “cacarella verbale”. Un’immagine che non potrebbe essere più efficace. Chi davvero credeva, come forse anche Berlusconi, che Renzi volesse davvero liberare il Pd della zavorra dei vecchi comunisti si sbagliava di grosso. Che tutte le volte che diceva di rottamare tutti i dinosauri della politica dicesse sul serio. Che quando si scontrava con la Cgil e ostentava la volontà di rompere le catene della vecchia politica fosse sincero. Che davvero volesse cambiare verso all’Italia migliorando le condizioni economiche di aziende e cittadini. Invece la sua è solo voglia di potere e una gran sete di vittoria fine a se stessa e alle sue velleità politiche.

Alla fine dei conti (sbagliati) Berlusconi esce dal patto del Nazareno frantumato. Un patto che è servito solo a far passare una legge elettorale fatta su misura per far stravincere Renzi alle prossime elezioni. A sostenere una riforma del Senato buona per Renzi elettoralmente, ma osteggiata da Forza Italia. A far eleggere un presidente della Repubblica voluto solo da Renzi che ha fatto passare il premier come vincitore assoluto. A far eleggere come vicepresidente del Csm un deputato del Pd. A far crollare Forza Italia nei sondaggi. A far cacciare l’unico manager pubblico legato al centrodestra (Paolo Scaroni di Eni). Un affarone.  

Ed ecco, infine, l’ultimo capolavoro politico di Renzi che avrebbe fatto impallidire anche una volpe come Andreotti: eletto al Quirinale il meno peggio. Il notabile democristiano Sergio Mattarella. Un curriculum magistrale, ma una estrazione politica che sa di naftalina. Se ci sono due figure delle quali gli italiani non si libereranno mai è comunisti e democristiani. Non c’è niente da fare. “Alto profilo”, “Schiena dritta”, il politichese in questi giorni è dilagato. Questo era l’uomo perfetto per Renzi. Mattarella era il profilo che teoricamente avrebbe dato meno fastidio al piano studiato dal premier. Un passacarte di ciò che il governo decide. Scialbo, riservato, taciturno, senza iniziativa, quasi privo di rapporti con le cancellerie europee e comunitarie, uno che avrebbe permesso a Renzi di interfacciarsi da solo coi potenti partner internazionali, a differenza di quanto accadeva con Napolitano. Il presidente che rappresenta l’Italia all’estero doveva essere solo uno: Matteo Renzi. Lui non avrebbe permesso l’elezione di un presidente che oscurasse la sua figura, il suo immenso ego, la sua enorme boria. La battuta che ha fatto alla Merkel davanti a Palazzo Vecchio sul tappeto rosso (“Qui siamo nella vera capitale d’Italia”) la dice lunga su quale presidente aveva in mente Renzi. Ecco fatto. C’è solo da augurarsi adesso che Mattarella abbia più a cuore le sorti del Paese di quanto non l’abbia chi l’ha voluto far salire al Quirinale.

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