Inchiesta Ischia: Orfini, su ascolti D'Alema ha stra-ragione

Massimo D’Alema perde le staffe e così anche la faccia. La cooperativa rossa Cpl Concordia, accusata di corruzione nell’inchiesta “Ischia”, ha comprato 2mila bottiglie del vino prodotto dall’azienda agricola della moglie e dei figli del lìder Maximo, oltre ad alcune centinaia di copie del suo ultimo libro. Ma lui ovviamente dice che è un rapporto del tutto normale e trasparente. Di sicuro è così. Ma se un giornalista osa solo chiederne conto lui che fa? Lo querela. Che l’ex presidente del Consiglio sia un tipetto per niente accomodante lo si era notato in più di una occasione. Del resto quell’aria saccente e e quel tono arrogante non lo ha mai molto aiutato. Chi non ricorda le offese al direttore del Giornale Alessandro Sallusti nel 2009 a Ballarò che gli chiedeva conto del suo appartamento in affitto a un prezzo stracciato. Paragonato il suo caso alla casa pagata da qualcun altro di Claudio Scajola D’Alema perse la pazienza (che non ha)  e dette al direttore del “bugliardo e mascalzone” condito con un bel “ma vada a farsi fottere”. D’Alema, evidentemente, si sente l’unico con la licenza di offendere. Un giornalista di Virus, Filippo Barone, che non l’ha certo offeso, ha fatto una semplice domanda a D’Alema sui vini: giusta, sbagliata, impertinente o provocatoria forse, ma pur sempre solo una domanda. E lui che dice? “Denuncio anche lei”. A una provocazione ha risposto pure peggio. Detto questo, sono sempre più convinto che queste intercettazioni siano una vera schifezza. E che D’Alema in questo abbia ragione. Per di più lo scellerato metodo del pm Woodcock si basa su intercettazioni a strascico che spesso portano solo ad alzare tanta polvere e a mandare al macello mediatico vari nomi eccellenti, ma niente di più. E sono anche convinto che se non avessero tirato in ballo baffino, tutta l’inchiesta si sarebbe sgonfiata come un palloncino al sole. Detto questo mi domando come mai quando c’è stata l’occasione per abolire le intercettazioni o ridimensionarle, il lìder Maximo non ha mosso un dito. Per quale motivo, inoltre, gli illustri rappresentanti della sinistra italiana non aprono mai bocca sulla giustizia spettacolo che riguarda gli altri per farlo solo quando vengono coinvolti in prima persona? Anche D’Alema che si è sempre professato giustizialista, ora che i pm frugano nei suoi cassetti si riscopre garantista. Il fatto è che nel difendersi dalle becere insinuazioni nei suoi confronti è caduto nella solita superiorità morale della sinistra e così la vigliaccata che gli stanno facendo passa in secondo piano. Insomma passa dalla parte del torto anche se avrebbe ragione. Quando il centrodestra poneva questo tipo di problemi non mi pare di aver sentito alta e forte la voce di D’Alema né di Matteo Renzi. Quando Berlusconi ha messo mano alla questione intercettazioni tutta la grande stampa e parte del mondo politico gridarono al “governo bavaglio”. Se adesso sono arrivati anche loro al garantismo sono contento, ma il Pd ha una qualche responsabilità, perché se queste cose le avesse dette prima non saremmo arrivati a questo punto. D’Alema si è svegliato solo ora: “Il Csm, ma anche l’Associazione magistrati, dovrebbero esercitare una maggiore vigilanza affinché certe misure non siano superate e la magistratura non si delegittimi da sola. Non ritengo legittimo un uso delle intercettazioni come quello che è stato fatto nei miei confronti. Occorre un intervento legislativo per la tutela dell’onorabilità delle persone non indagate”, spiega D’Alema. Buongiorno. E ancora: “Dubito che la notizia dell’arresto del sindaco di Ischia e qualche suo presunto complice sarebbe finita sulle prime pagine dei giornali, se nell’ordinanza non fossero stati citati D’Alema, Tremonti, Lotti o qualche altro personaggio di richiamo. Ma se questa fosse la logica che ha ispirato i magistrati, ci sarebbe da preoccuparsi”.
Ci spieghi un’ultima cosa però: come mai le intercettazioni che riguardano Berlusconi, i suoi amici, i suoi consiglieri, quelle che coinvolgono i faccendieri, i bunga bunga, le cene, le feste, le favolette sulla culona della Merkel o i Rolex regalati possono essere tranquillamente spiattellate in prima pagina, mentre le intercettazioni sui vini di D’Alema no? Ora che D’Alema e la sinistra hanno scoperto lo stile Woodcock adoperino le loro energie per cercare di cambiare le leggi non per querelare i giornalisti.

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