Stefania Saccardi

La giunta Rossi-bis, appena insediatasi, parte subito male. Soprattutto per ciò che riguarda una delle sue riconferme eccellenti, alla quale non poteva assolutamente dire di no: l’inossidabile Stefania Saccardi. Avvocato, già vicepresidente di Avvocatura Indipendente, consigliere di quartiere e poi consigliere comunale e vicesindaco a Campi Bisenzio nelle fila della Democrazia Cristiana. Eletta in consiglio comunale a Firenze col Partito democratico, ha ricoperto il ruolo di vicesindaco con Matteo Renzi e di vari assessorati.

Sarà per questo supercurriculum che Rossi ha pensato a lei quando stava distribuendo la delega alla sanità, uno degli assessorati più delicati e politicamente strategici della Regione Toscana (lo stesso Rossi si candidò a governatore dopo essere stato per dieci anni assessore al Diritto alla Salute con sotto il governatore Claudio Martini).

Del resto Rossi era quasi obbligato ad affidargli l’assessorato più importante. Una logica spartitoria che sa tanto di prima Repubblica, imparata a memoria alle lezioni del guru dei giochi di prestigio, Renzi. Il posto della Saccardi era blindato da più di un anno. Da quando l’ex sindaco, sostenitore delle primarie ad ogni costo solo quando fanno comodo a lui, decise di designare il suo successore a Palazzo Vecchio. E per far vincere il suo badante personale, Dario Nardella, sgomberò il campo dai due avversari più temibili: Eugenio Giani, attuale presidente del consiglio regionale della Toscana, e appunto la sua vicesindaca Stefania Saccardi, scelta a sorpresa per ricoprire il ruolo di vicepresidente della giunta Rossi, rimpastata ad hoc proprio per far piacere all’ex sindaco e trovare un posto a lei. Era ovvio che nella nuova giunta (nuova si fa per dire), la bella e brava Saccardi non solo fosse riconfermata, ma addirittura promossa. Sanità, dunque. A mani basse.

E come prima mossa lei cosa fa? La cancellazione del Cup (centro unificato di prenotazione). Intervistata da Repubblica-Firenze ha tirato fuori tutta la sua supponenza, degna allieva della scuola renziana. “Così com’è il Cup non ha dimostrato di rispondere in tempi rapidi ed efficienti ai bisogni delle persone”, dice la Saccardi che può anche avere ragione in questo, anzi ce l’ha. Ma se il Cup, che esiste e funziona perfettamente in ogni altra Asl d’Italia, in Toscana fa così schifo, è colpa del Cup o di chi lo gestisce? In primis la responsabilità è della politica visto che la Regione Toscana vanta un bilancio che sfiora i 10 miliardi  –  9.925 milioni per la precisione – dove la sanità e il sociale pesano per oltre il 67 per cento (6 miliardi e 690 milioni) e visto che il suo presidente Rossi è stato per dieci anni assessore di quel settore e per altri cinque governatore.
Quindi di chi è la responsabilità se il Cup così com’è non funziona?

“L’idea è attivare dei percorsi ospedale-territorio in modo che il medico di famiglia abbia un filo diretto anche sulle consulenze specialistiche. Anche con il digitale. Stiamo facendo delle simulazioni per trovare soluzioni più funzionali”. Chissà come sarà contenta la vecchietta novantenne di Pontassieve, ben lieta di accogliere la rivoluzione digitale della Saccardi. “Basta con la valigia degli esami da portarsi dietro ad ogni ricovero – dice lei -. Serve un sistema moderno nel quale tutti gli ospedali e i medici siano in rete: le informazioni mediche di un paziente devono essere accessibili in un fascicolo personale informatico”. Fascicolo che la super vecchietta potrà agilmente gestire dal suo tablet o smartphone, magari mentre è in viaggio di affari.

Suo intendimento è anche quello di “controllare l’efficienza complessiva dei medici e di valutare meglio il merito dei professionisti”, che sicuramente saranno onorati di farsi valutare da una luminare come la Saccardi. “Chi fa il proprio lavoro con serietà e coscienza non ha nulla da temere – risponde -. E comunque io sono stata eletta dai cittadini, sono chiamata a risolvere i loro problemi, non a garantire i posti di potere”. Perché naturalmente il suo non è un posto di potere, le deleghe non vengono concesse su nomina del governatore ma vinte con un concorso pubblico e sempre per grandi meriti acquisiti sul campo. Certo Saccardi, certo.

Naturalmente non hanno rilievo nemmeno i 60 posti di lavoro del Cup che con il suo nuovo metodo verrebbero totalmente dispersi o tantomeno le lamentele che provengono dai dipendenti, sfruttati e sottopagati. “Siamo probabilmente rinnovati fino a settembre poi a seconda di chi vincerà la gara d’appalto si vedrà. Vergogna Saccardi – dice una dipendente del Cup – il tuo rinnovamento lascerà a casa 60 persone tra cui diversamente abili e madri monoreddito e tu saresti il nuovo che avanza? Questa sarebbe la ventata di rinnovamento renziano? Grazie Saccardi, ora veniamo tutti e 60 a mangiare a casa tua”.

Invece di cimentarsi in assurdi voli pindarici senza una meta, la Saccardi farebbe bene prima a sistemare l’esistente. A cominciare dal vergognoso buco da 420 milioni di euro all’Asl di Massa Carrara, il più grosso scandalo della sanità toscana degli ultimi anni, rimasto totalmente nell’ombra, insabbiato da Rossi e prodotto proprio quando lui stesso ricopriva il ruolo di assessore. Un meccanismo “infernale” mirato a non far emergere i deficit della sanità toscana gestita dall’allora assessore Rossi. Un meccanismo che è servito a creare l’immagine fasulla di una sanità virtuosa ed efficiente. Il coordinatore regionale di Forza Italia Stefano Mugnai racconta di “una grande menzogna politica di cui Rossi dovrà prima o poi rendere conto, soprattutto ai toscani. Il commissariamento della sanità di cui Rossi è il dominus avrebbe significato la fine della sua carriera politica. Questa falsificazione ha consentito a Rossi di condurre la campagna elettorale sul mito di una sanità coi conti in pareggio e, su questa base, venire rieletto”. Saccardi dovrebbe occuparsi prima di questo e fare luce sui buchi neri lasciati dai suoi predecessori.

Oppure dovrebbe spiegare, prima di pensare al Cup e alle cartelle cliniche digitali, per quale motivo in una eccellenza pediatrica come il Meyer un bambino di cinque anni possa entrare vivo in reparto e poi uscirne morto. Dovrebbe soprattutto spiegarlo ai genitori, che del suo nuovo Cup interessa ben poco.

Ebbene, se la Saccardi riuscisse a sistemare prima queste cosette, sarebbe già molto. Ma sappiamo già che non ha né le capacità né tantomeno la volontà di farlo. Pertanto per i cittadini dai quali lei sostiene di essere stata voluta e votata, il suo mandato è già fallito, ancor prima di iniziare.