biagiotti, boschi, bonafè

Che il Partito democratico si stia sbriciolando pian piano lo si avverte anche dalle periferie. Nel maggio 2014 una certa Sara Biagiotti venne eletta sindaco di Sesto Fiorentino, 49mila abitanti alle porte di Firenze, con il 56,7 per cento dei voti. Dopo appena un anno di amministrazione la sindaca (che è stata eletta anche presidente dell’Anci Toscana) è stata sfiduciata per effetto di una mozione firmata da 8 consiglieri del suo Pd, oltre che da 4 di Sel e da un ex grillino (il 21 luglio consiglio comunale straordinario). È la prima testa che salta del famigerato “giglio magico” di Matteo Renzi. All’inizio erano tre. Le prime donne estratte a sorte dal cilindro della Leopolda, ben ritratte in una foto di qualche tempo fa, in piazza del Duomo a Firenze, in stile Charlie’s Angels. Le Matteo’s Angels.

Il sindaco Biagiotti dalla querela facile giusto per raccattare un po’ di soldi, è un’ex dalemiana ed è stata consigliera provinciale e assessore allo Sviluppo economico nelle giunte Renzi. Ma soprattutto faceva parte, insieme a Maria Elena Boschi e Simona Bonafè, della “trinità” che scortava sul camper Matteo già in odor di santità. Fidatissime e potentissime, la Biagiotti seguiva il tour della campagna “Adesso!”, curando l’agenda del candidato alle primarie 2012 (quelle poi vinte da Bersani). Per questo rimase malissimo per non aver ricevuto incarichi importanti, mentre le sue colleghe diventavano l’una ministro e l’altra europarlamentare. A lei toccò accontentarsi di fare il sindaco di Sesto. Venne scelta direttamente da Renzi, che vuole le primarie solo quando fanno comodo a lui, in un Pd diviso fra pochi renziani e molti fautori del vecchio sindaco, gli stessi che una volta esclusi dalla giunta hanno oggi presentato il conto alla Biagiotti. Il sindaco di Firenze Dario Nardella ha farneticato: “Sono rimasto sbigottito di fronte a questo atto che trovo di slealtà grave nei confronti di un sindaco che ha ricevuto più del 56% dei voti dei propri cittadini appena un anno fa”. Chissà cosa dirà quando toccherà a lui. Il segretario del Pd toscano Dario Parrini rincara: “Se non ritirano la mozione sono fuori dal partito”. Cavolo che minaccia. Sai cosa gliene importa a loro del Parrini e del partito. Vabbè.

Le ragioni della suddetta sfiducia riguardano ufficialmente questioni amministrative (la costruzione di un inceneritore e l’ampliamento dell’aeroporto di Peretola), ma l’effetto è tutto politico, e sa tanto di lezione a Renzi e al suo Pd allo sbando. “Sono gelosi, politicamente gelosi. Io credo che Sesto si meriti altro”, dice Biagiotti. Sì, ha ragione, forse un sindaco più capace.

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