verdini renzi

In questa rara foto si vedono Denis Verdini e Matteo Renzi nel 2008 a una cena organizzata dall’amico Denis a Firenze, per i dieci anni del Giornale della Toscana, di cui Verdini era editore. Renzi non si era ancora neanche candidato alle primarie per diventare sindaco di Firenze. Ma ci stava già lavorando. Uno scatto che dimostra un fatto palese da tempo: Denis e Matteo sono da sempre culo e camicia. Per questo il fatto che l’ex coordinatore nazionale se ne sia andato da Forza Italia per andare a soccorrere le riforme di Renzi portandosi dietro una decina di persone, va considerata come una manna dal cielo e non come una disgrazia. Ha ragione Berlusconi a dire che gente come Verdini, è meglio perderla che trovarla. Mestieranti della politica che non hanno un voto e cercano una strada sicura per la loro rielezione. Gente che non saprebbe far altro nella vita, mestieranti della politica che hanno usato Forza Italia come un taxi.

La sua ascesa in politica, della quale Il Giornale della Toscana è stato protagonista e grimaldello per scardinare certi portoni (tra i quali quello di Arcore), i suoi numerosi guai giudiziari, la bufera della P3, la banca e i giornali falliti, le losche amicizie, gli affari sporchi, sono tutte vicende condite da immagini poco chiare, fumose, contorte. Un maneggione, intrallazzatore, traffichino che non ha mai dato nulla senza ricevere nulla in cambio. Il suo unico obiettivo nella vita era quello di fare soldi e di ottenere potere. Cosa che gli è riuscita per buona parte, soprattutto sposando una ricca nobildonna fiorentina. Un carattere, quello di Verdini, che ben si adatta a quello di quell’altro faccendone che è Renzi, anch’egli avido di potere. Per questo i due si capiscono al volo, senza nemmeno parlare. Basta uno sguardo. Verdini non ha mai negato la propria simpatia per il finto rottamatore. Le conversazioni fra Verdini e Renzi sono dirette, senza giri di parole. Si annusano subito. Sono fatti della stessa pasta. Sanno a memoria Il Principe di Machiavelli. A loro basta un aggettivo, non un poema, per intendersi.

Ecco, di uno così Berlusconi e Forza Italia non sanno di cosa farsene. Anzi, bene avrebbe fatto il Cavaliere a cacciarlo a calci molto ma molto tempo prima, alle prime bizze manifestate alle riunioni del direttivo a Palazzo Grazioli, insieme a quell’altro aggeggione di Raffaele Fitto. Aria nuova, gente nuova in Forza Italia, se vuole avere una minima chance di ripartire. Sennò meglio sarebbe chiudere baracca e burattini.

Verdini ha piazzato tanti amici in Parlamento, come ha fatto Renzi, come fanno tutti. Gente che senza di lui non si sarebbe nemmeno avvicinata all’ingresso 28 di Montecitorio. Eppure sono da anni seduti sugli scranni a prendere 15mila euro al mese. L’unica ragione, per molti di loro, per la quale continuare a fare politica. Persone a lui riconoscenti al limite dell’adorazione: lo seguirebbero anche dentro un dirupo. Per questo una volta ufficializzata la nascita di “Ala Maie” all’interno del gruppo Misto (altro inutile obbrobrio della politica che vale lo 0,5%), è avvenuta una trasmigrazione di pecore da Forza Italia. L’ex ministro dell’Agricoltura Francesco Saverio Romano, e altri sei onorevoli: Ignazio Abrignani, Giuseppe Galati, Giovanni Mottola e, inoltre, l’ex sindaco di Castiglione della Pescaia Monica Faenzi, l’ex portaborse di Verdini e poi amministratore delegato del Giornale della Toscana Massimo Parisi. A luglio il primo a seguire Verdini era stato, ovviamente, l’ex direttore del Giornale della Toscana, oggi senatore Riccardo Mazzoni, che a lui deve tutto. Tant’è che è stato nominato vicepresidente del Gruppo Alleanza Liberalpopolare-Autonomie. I grillini parlano di compravendita di parlamentari e annunciano esposti. Tutti i torti non ce l’hanno. Non ci sarebbe da meravigliarsi di nulla da Verdini. In politica, più che in altri ambienti, i favori prima o dopo si restituiscono. Sempre. E questi quattro gatti che hanno seguito coi paraocchi la coda di Denis, ne hanno davvero molti da restituire. «Forza Italia ha ormai esaurito la sua spinta riformatrice e la sua vocazione popolare e liberale», dicono i fuoriusciti senza vergognarsi. Gocciola ipocrisia. La verità è che non c’è più trippa per gatti e Renzi è l’unico che possa garantire loro qualche altra bella legislatura a sbafo degli italiani.

Conferenza stampa di Forza Italia per presentare il libro sui primi 100 giorni di Prodi edito dal quotidiano Libero

Comunque, come sia sia, come controprova della razza dei verdiniani, arriva una chicca dell’onorevole Luca D’Alessandro (nella foto), quello che si è trovato a fare il deputato da un giorno all’altro, prendendo il posto di un defunto. Il giorno della sua uscita da Forza Italia ha pubblicato su Facebook un post nel quale manifestava tutta la sua tristezza e amarezza per il cambio di casacca. Mi sono mestamente permesso di replicare con un commento, criticando la sua scelta e ribadendo il concetto che i favori si restituiscono sempre e sia lui che gli altri a Verdini, evidentemente ne dovevano restituire parecchi, aggiungendo che senza l’ex coordinatore di Forza Italia, Montecitorio lo avrebbero visto solo dalla piazza. Col binocolo. Con un diploma al Classico, al massimo D’Alessandro poteva ambire a fare l’addetto stampa, cosa che peraltro ha fatto al gruppo Pdl. Oppure il giornalista. Ma come diceva Montanelli: “I giornalisti ricchi esistono, ma puzzano”. Dapprima D’Alessandro mi ha risposto indispettito che non sono la persona più adatta ad esprimere un commento. Può darsi che abbia ragione, ma conoscendo sia lui che Verdini, nonché molti altri del suo nuovo gruppo, magari lo sono più di molti altri. Due minuti dopo ha pensato bene di non farmi parlare più, bloccando il mio profilo su Facebook. Non contento si è anche scomodato a telefonare al Giornale, lamentandosi del mio comportamento, mostrando a tutti i suoi grossi muscoli. Beh, insomma, una bella lezione di stile, un bell’esempio di libertà e di pluralità di pensiero. Bravo D’Alessandro, non avevamo dubbi ma hai dimostrato una volta in più, se ce ne fosse stato bisogno, di essere un degno uomo di Verdini. Entri di diritto nella top ten dei più bischeri.

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