Politici ad honorem. Una delle categorie più premiate dagli atenei. Ma poi uno si chiede: a cosa servono le lauree honoris causa? Tanto inutili quanto inflazionate soprattutto quelle “regalate” da discutibili e poco conosciuti atenei a volti noti della politica giusto per farsi un po’ di pubblicità.

L’ultima è quella che si è aggiudicato il 2 maggio 2016 uno che non solo non la merita ma neppure ne avrebbe bisogno. “Lunedì alle 11 a Milano al circolo della Stampa di Milano LU.de.S H.E.I. ateneo nato in Svizzera nel 1999 con sedi a Lugano, Malta e Dubai, assegna due lauree honoris causa (senza nemmeno specificare in quale materia, ndr) a due politici italiani di schieramenti opposti (così tanto per par condicio, ndr) e amministratori di regioni agli estremi del nostro paese”, si legge in un comunicato di promozione dell’evento che gira in questi giorni.

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I due politici in questione sono Michele Emiliano (nella foto), presidente della Regione Puglia e Fabrizio Sala, vicepresidente della Regione Lombardia. “Nella stessa cerimonia sarà siglato un accordo di collaborazione tra LU.de.S  e l’Università di Bari”, si legge sempre nello stesso comunicato.

Tra le ultime lauree ad honorem conferite dal governo Renzi anche quella a Marco Pannella, leader dei Radicali, che a febbraio 2015 ha ricevuto la laurea in Scienze della Comunicazione dall’Università di Teramo, la sua città.

Ma sono tanti i politici che si sono fregiati di questi onorevoli titoli, alcune volte pure farlocchi. Nel 2012 la sedicente “Università Giovanni Paolo I”, già inserita nella black list delle organizzazioni che rilasciavano titoli di studio senza nessun riconoscimento nell’ordinamento universitario italiano, dispensò lauree ad honorem fasulle a politici come il senatore Antonio D’Alì e l’ex sottosegretario della Dc Giuseppe Pizza, nonché all’ex sottosegretario Rocco Buttiglione.

Nel 2010 il rettore dell’università dell’Insubria (Varese e Como), professor Renzo Dionigi, voleva laureare Umberto Bossi, ma si ritrovò contro tutto l’ateneo. Dionigi era l’amico medico che Bossi ringraziò pubblicamente al raduno di Pontida del 2005 “per avergli salvato la vita”. Cinque anni dopo il dottore era pronto a regalare un’altra gioia al Senatùr: la laurea honoris causa in Scienze della comunicazione. Ma niente, il suo ateneo alzò le barricate.

Nel 2007 un’altra laurea honoris causa tragicomica. Quell’anno il ministro dell’Università Fabio Mussi annunciò una stretta sugli atenei, rei di concedere troppe lauree ad honorem. Tra queste anche quella al suo presidente del Consiglio, Romano Prodi, che ricevette la pergamena in Scienze Politiche dalla Cattolica di Milano. Un titolo di troppo, visto che il suo curriculum vanta ben 23 riconoscimenti ad honorem, di cui solo 6 da università italiane. Nel 2004, con l’allora ministro Letizia Moratti, vennero conferite 235 lauree honoris causa, nel 2005, 171 e nel 2006, 262. Di queste ultime, 96 portano la firma di Fabio Mussi, che prima di toccare quota cento in sei mesi, decise di non sottoscriverne altre. Prodi escluso.

Diverse lauree honoris causa sono state conferite all’ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano (tra le quali quelle dell’Università di Bari e di Trento), una a Silvio Berlusconi, (Università della Calabria), mentre sono stati plurilaureati ad honorem Giulio Andreotti, Francesco Cossiga e Tommaso Padoa Schioppa. Laureato anche Luca Cordero di Montezemolo dal Politecnico di Milano, ma tra gli atenei più prolifici di lauree a sbafo c’è quello di Bologna che ne ha concesse ben 380 tra le quali quella nel 1988 a Francesco Cossiga in Giurisprudenza, nel 1989 a Giovanni Spadolini in Storia, nel 2012 ancora a Giorgio Napolitano in Relazioni Internazionali e Scienze Internazionali e Diplomatiche, nel 2014 all’ex sindaco di Venezia Massimo Cacciari in Filologia, Letteratura e tradizione classica.

L’università di Parma ha riconosciuto i meriti dell’ex ministro Fabrizio Barca con una laurea in Economia politica nel 2005, quella di Macerata di Stefano Rodotà in Scienze politiche nel 2010, di Oscar Luigi Scalfaro in Scienze della Formazione nel 2004, dell’ex ministro Giovanni Conso in Scienze politiche nel 1992, di Carlo Azeglio Ciampi sempre in Scienze Politiche nel 1989.

Nel 2007 la laurea a Moni Ovadia concessa dall’Università per Stranieri di Siena suscitò così tanta irritazione da far impallidire in confronto quelle date a Vasco Rossi (Iulm) e a Valentino Rossi (Urbino) in Scienze della comunicazione. Lauree regalate che, va ricordato, concedono però gli stessi diritti di una laurea ordinaria ma che per legge andrebbero conferite a persone che si sono distinte in modo particolare, nella materia di laurea, nel corso di tutta la loro vita. Infatti, laurea ad honorem significherebbe, “a scopo di onore”, mentre invece nella maggior parte dei casi si trasformano in lauree ad minchiam.

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