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Accolgo l’insediamento del nuovo presidente Trump iniziando a leggere questo libro Da noi non può succedere di Sinclair Lewis che mi era stato consigliato un po’ di tempo fa. Ma che, puntualmente, avevo messo da parte. Una grande narrazione sulla fragilità della democrazia moderna, una previsione allarmante e sinistra. La cosa interessante è che è stato scritto negli anni Trenta e pubblicato nel 1935, durante la Grande Depressione, quando gli Usa poco si curavano dell’aggressività di Hitler. “Da noi non può succedere”, diceva la gente.

US PRESIDENTIAL INAUGURATION

In questo libro Lewis unisce una visione satirica della politica allo spaventoso e possibile avvento di un presidente che si fa dittatore per salvare la nazione dai “nemici”. Un romanzo che si prefigura preveggente e scioccante e che oggi è molto attuale non solo per gli Stati Uniti ma anche per tutto l’Occidente. Ovviamente non ha nulla a che fare con Trump o tantomeno con Renzi. O almeno lo speriamo. Perché Da noi non può succedere. Forse perché da noi è già successo. sarebbe meglio dire “Da noi non potrà più succedere”. Almeno lo speriamo.

Ah, per inciso, Lewis, morto nel 1951, è stato il primo scrittore americano a vincere il Premio Nobel (1930) e a rifiutare il Pulitzer (1926). Nel suo discorso per il Nobel disse: “In America la maggior parte di noi, non solo i lettori, ma anche gli scrittori, ha ancora paura della letteratura, che non è glorificazione di tutto ciò che è statunitense, ma un’esaltazione dei nostri difetti così come delle nostre virtù. Oggi gli Stati Uniti sono il più contraddittorio, deprimente, emozionante Paese al mondo”. Sono trascorsi 87 anni. E’ forse cambiato qualcosa?

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