Che poi uno si chiede chi sia quel soggetto che sogna di farsi un selfie con Lorenzo Guerini, ex sindaco di Lodi. Forse è stato scambiato per Lorenzo “Jovanotti”, altrimenti qual è il senso? Ma tant’è.

Questa è solo una delle tante scene curiose che sono rimaste impresse del Lingotto di Torino del 10-12 marzo. Solo le immagini sono rimaste, le parole solo volate via al vento, vuote come le idee espresse sul palco.

Politicamente inutile, socialmente inconsistente, ma giornalisticamente interessante. Una lunga passerella di volti Pd che hanno approfittato per dare sfoggio della loro spocchia. Leggi De Luca, Nardella, Serracchiani o Chiamparino.

Ci sono aspetti che non avrete di sicuro letto sui giornali o sui siti e che di sicuro non avete sentito nei telegiornali.

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A divertire molto è stato il sindaco di Firenze, Dario Nardella quando rispondendo a un giornalista che gli chiedeva cosa ne pensasse di tutti questi toscani in Parlamento, ha detto che “io non li vedo. Una favoletta che ha fatto il suo corso. Smettiamola con il battutismo”. Da Firenze evidentemente la vista non arriva fino a Roma. A due passi da lui, infatti, si intravedevano il deputato Davide Ermini di Figline Valdarno, la deputata Caterina Bini di Pistoia, il deputato Dario Parrini di Vinci, il deputato Francesco Bonifazi di Firenze, il deputato livornese Andrea Romano e quello pistoiese Edoardo Fanucci, e del comitato Renzi passeggiava nell’hangar del Lingotto anche Sara Biagiotti ex sindaco di Sesto Fiorentino (l’unica a non aver avuto in regalo un seggio in Parlamento, per ora), tanto per citare quelli meno famosi e importanti.

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Divertente anche vedere il bacio di Vincenzo De Luca a Nardella, che ricordava tanto il bacio di Vito Corleone nel Padrino.

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Cosa ci facesse l’attore di fiction Sebastiano Somma, abbronzato e coi capelli tinti, al Lingotto, ancora nessuno lo ha capito.

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Invece si sa bene cosa ci facesse Alessio De Giorgi, prima candidato al Senato con Monti nel 2013 poi votato al renzismo, che da fondatore e a lungo direttore di Gay.it, per la sua esperienza di comunicazione politica digitale, è arrivato ad entrare nello staff della comunicazione di Matteo Renzi a Palazzo Chigi e da lì non si è ancora schiodato e oggi lavora pure al Pd a Roma per conto di una società del fratello di Renzi, di cui al momento si sa pochissimo. Personaggio da tenere sott’occhio.

Alla tre giorni renziana si apprende poi che Luca di Bonaventura, addetto stampa e portavoce dell’ex ministro Maria Elena Boschi, è passato a seguire la comunicazione del ministro Luca Lotti. “Tanto Maria Elena non va più in tv quindi non gli servivo a niente. Ora sono passato con Lotti. Porterò mica sfiga?”, dice di Bonaventura. Può essere.

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Gli uffici stampa del Giglio magico sono come Istituti Luce: Filippo Sensi (ex portavoce di Rutelli), capo ufficio stampa del Pd e portavoce di Renzi, non si schioda dalla sala stampa e detta i titoli alle agenzie mentre sguazza come un pesce nel suo conflitto di interessi, continuando a stare a Palazzo Chigi per 170mila euro all’anno, nell’ufficio stampa del premier Paolo Gentiloni, ma seguendo, allo stesso tempo, gli affari di Renzi. Sensi divide l’incarico con Flaminia Lais (90mila euro all’anno) responsabile comunicazione Presidente del Consiglio, anche lei ex fedelissima di Rutelli. Il blogger-spin doctor rappresenta il collegamento tra il nuovo e vecchio governo, il segno di continuità tra i due e il filo che non si è mai spezzato. Un portavoce double face, come è il governo Gentiloni.

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E c’è una bambina che, in prima fila, rivolgendo uno sguardo attonito verso quell’omone del ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, riassume più di mille parole il senso di questa kermesse.

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