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Di recente sono stato a Bagno Vignoni (il nome deriva dal castello di Vignoni, costruito su una collina vicina nel XI secolo) per festeggiare con Veronica l’arrivo del nostro bambino. Non potevamo scegliere luogo migliore per la nostra babymoon. La “luna di miele” pre-bebè per godersi l’ultima vacanza a due prima del lieto evento.

Salute della neo mamma permettendo, infatti, il “last hurrah” (com’è ironicamente definito negli States) è sempre più in voga e rappresenta un utilissimo break mentale e fisico per entrambi i futuri genitori, in questo caso noi, più o meno terrorizzati dal pensiero dei pannolini, delle pappe e delle notti insonni.

Il periodo tra la 18° e la 28° settimana di gravidanza è, in generale, quello più consigliato per viaggiare, e la formula vincente è quella che associa il comfort dei resort ai trattamenti benessere di una beauty farm. Ovvero quello che abbiamo scelto noi. E le acque di Bagno Vignoni sono state un toccasana.

Questo borgo nel cuore della Val d’Orcia è una cartolina, un luogo che attira turisti da tutto il mondo per le sue straordinarie sorgenti termali, formatesi 5 milioni di anni fa quando nella zona era ancora attivo il vulcano dell’Amiata.

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Nella inconfondibile piazza centrale c’è una grande vasca medievale, dove l’acqua sgorga dalla sorgente termale, sfumacchia e gorgoglia tutto il tempo, creando un’atmosfera fiabesca che ha ispirato viaggiatori, scrittori, poeti, pittori, fotografi e artisti di ogni tempo. Recentemente anche un abile e talentuoso artista dei nostri tempi, Simone Lingua, ha voluto esporre una delle sue installazioni cinetiche, Ninfea, proprio in mezzo a questa vasca, immergendosi di persona nelle acque calde in maglietta, pantaloni e scarpe, per comporre l’opera.

Attorno alla vasca si affacciano gli edifici rinascimentali ed il bel loggiato di Santa Caterina da Siena, che conferiscono al quadrilatero una raffinata eleganza e un alone di mistero. Le acque si dirigono verso la vicina rupe, che conserva antichi mulini sotterranei con le loro vasche di accumulo (le ex terme libere), mentre altre acque alimentano gli stabilimenti termali tutti intorno al piccolo borgo. L’acqua che sgorga nella grande vasca-piazza si dirige verso una rupe calcarea e precipita verso il fiume, dividendosi in rigagnoli che formano cascatelle e concrezioni molto suggestive, mentre la parete nasconde quattro mulini medievali scavati nella roccia, un’opera di ingegneria idraulica molto complessa soprattutto per l’epoca. Si ritiene che siano stati realizzati nel XII secolo e restarono in attività fino alla metà degli anni ‘50, quando iniziò il degrado, fino all’acquisizione nel 1999 da parte del Comune di San Quirico d’Orcia.

Poi ci sono le ex terme libere di Bagno Vignoni rappresentate da una vasca situata nella parte bassa del Parco dei Mulini, dove l’acqua appare di color turchese grazie al bianco calcare depositato sul fondo. La balneazione qui è vietata, ma siccome nessun cartello lo ricorda, in molti accedono comunque. Per ovviare a ciò adesso il Comune ha avviato i lavori per uno stabilimento termale pubblico. La posa della prima pietra è avvenuta pochi mesi fa e i lavori dureranno un anno.

Le preziose acque termali si formano dalle acque piovane che picchiano costantemente sull’Amiata e che penetrano nel terreno fino alle rocce vulcaniche a 1000 metri di profondità. Qui si scaldano e risalgono in superficie a 50 gradi centigradi. Vengono poi trattate e portate a 37 gradi affinché le strutture alberghiere possano usufruirne per i loro clienti.

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Quella che abbiamo scelto io e Veronica per la nostra babymoon, è sulla Strada di Bagno Vignoni, al numero 1: l’Adler Thermae dichiarato ad oggi il migliore resort termale d’Italia, che affianca check up di alta tecnologia a metodiche diagnostiche tradizionali, ovviamente a saune panoramiche e trattamenti di ogni tipo. Oltre a un ampio ventaglio di prestazioni mediche, la struttura offre soggiorni di salute finalizzati alla depurazione e rigenerazione naturale, alla riduzione del peso, al rilassamento, alla gestione dello stress, con trattamenti di bellezza e antiaging. Un misto tra storia e bellezza dove farsi coccolare da un personale altamente professionale. Non potevamo scegliere luogo migliore per festeggiare il nostro lieto evento.

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La storia dell’Adler è incredibile. La famiglia Sanoner affonda le proprie radici nel lontano 1800. Josef Anton Sanoner, originario di Selva di Val Gardena, era uno dei 12 figli del maso Costa. Da giovane, l’intraprendente Josef Anton, fu attratto dall’allora promettente commercio di sculture in legno. Così, negli anni successivi alla Rivoluzione Francese, assieme a quattro fratelli emigrò in Francia, dove diede vita ad una fiorente attività commerciale. Ma dopo alcuni anni, stanco del continuo girovagare e della lotta quotidiana per il mercato, cercò una nuova opportunità nella sua terra d’origine. Il 9 gennaio 1810 acquistò ad un’asta tenutasi a Ortisei per 4.550 fiorini, una semplice locanda “Daverda”, a cui diede il nome “Gasthof zum Adler” – “Osteria all’Aquila” (l’aquila è ancora oggi il simbolo dell’Adler).

Fu l’inizio di un’impresa familiare oggi in piena espansione, tramandata di generazione in generazione, dai genitori ai figli. Nell’arco di nove generazioni e durante tempi non sempre facili, la piccola locanda è via via cresciuta fino a diventare il gruppo di resort e lodge di alta categoria che è oggi (Adler Dolomiti a Ortisei, Adler Thermae a Bagno Vignoni, Adler Balance in Val Gardena, Adler Mountain Lodge all’Alpe di Siusi), con prossime aperture in Sicilia, ancora Alpi e ancora in Toscana.

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E così l’Adler è arrivata a festeggiare i suoi 200 anni di vita. Dagli inizi degli anni Ottanta i fratelli Andreas e Klaus Sanoner conducono l’Adler group insieme alle rispettive mogli: Verena e Karin. E la madre, Elly Sanoner, li osserva con occhio vigile e attento: da 55 anni si prende ancora cura dei propri ospiti, coccolandoli come se fossero propri figli. Let your soul fly. Fai volare la tua anima.

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