Dopo la classifica sulla “corruzione percepita”, subito rilanciata da giornali e bar dello sport come se l’Italia fosse prima per corruzione reale (no, quelli chiedono alle gente se per loro in Italia c’è corruzione e se rispondono in molti di sì l’Italia schizza ai primi posti), nella serie delle frasi fatte per fare la figura di quelli informati c’è la storia dei 60 miliardi di corruzione in Italia. Di solito si aggiunge un “lo dice la Corte dei conti”, così per far capire all’interlocutore che la cifra è indiscutibile come il teorema di Pitagora. Invece, come capita molto spesso, trattasi di una fregnaccia (in romanesco), di una pirlata (in milanese) insomma di una bufala, una balla. Solo che se dici che è una balla sembra che difendi le mazzette, e allora meglio ripetere la fregnaccia.

Per una volta invece diciamo le cose come stanno. Da dove escono quei “60 miliardi”? E come li avrebbero calcolati, visto che, di norma, le mazzette non vengono dichiarate nei bilanci o nei 740? La famosa Corte dei conti cita quel numero non come un calcolo fatto dai propri uffici, ma come un numero di cui ha parlato il ministero della Funzione Pubblica in una relazione del 2009. Quindi è stato il ministero a fare quel calcolo? Neanche per idea. Se andiamo a prendere quella relazione si legge il contrario, e cioè che “le stime che si fanno sulla corruzione, 50-60 miliardi all’anno, senza un modello scientifico diventano opinioni da prendere come tali ma che, complice a volte la superficialità dei commentatori e dei media, aumentano la confusione ed anestetizzano qualsiasi slancio di indignazione e contrasto”.

Ma allora da dove esce? Qualche simpaticone deve aver preso la cifra della corruzione globale calcolata dalla World Bank, pari al 4% del Pil mondiale, e applicando lo stesso parametro (come se valesse per ogni paese)  ha tirato fuori quei benedetti 60 miliardi come valore per l’Italia. Un calcolo scientifico come lo scopone al bar sotto casa.  Anzi molto meno. Però più che sufficiente a far bella figura coi suoceri a cena, o in un talk show televisivo, e soprattutto – pratica amatissima dagli italiani, come spiegava Montanelli – a sembrare onesti condannando la disonestà (a parole, poi se possiamo fregare l’assicurazione lo facciamo volentieri), anche con numeri sparati a caso. Come per l’evasione fiscale, altro argomento dove proliferano le parole a caso per condannare i cattivi evasori che sarebbero un record italiano. Anche qui balle.  Ce ne occupiamo presto.

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