Cremona, 20 ottobre 2013.

Non avevo mai visto il Duomo all’alba: ogni volta che mi trovo sotto il Torrazzo rimango sempre un po’ stupito dai colori e dall’atmosfera che si respira in una delle più belle piazze d’Italia. Alle 7 di una fresca domenica mattina d’ottobre questo posto ti toglie davvero il respiro.

Il Bianco mi sta offrendo un caffè, ma nella mia paranoia inizio a pensare agli eventuali effetti intestinali: e se mi succede proprio mentre…? Il Bianco, come lo chiamo affettuosamente per via dei suoi capelli non proprio corvini, è un caro amico medico, con cui condivido lo studio e alcune passioni.

Io e il Bianco parliamo di questo momento da anni, ma l’ho sempre percepito lontano nel tempo, come se non riguardasse me. Sento il brivido della consapevolezza, ormai ci sono. Cerco di dare una gomitata all’ansia perché su questa sedia in due si sta stretti: eh si, anche gli psicologi provano ansia ogni tanto.

Già, l’ansia.

Mentre bevo il caffè provo a ripassare i concetti che quotidianamente esploro con i miei pazienti, quando cerco di spiegar loro che la paura è una reazione normale.

“Ti conviene pisciare adesso che non c’è molta coda” dice il Bianco.

“Ah…ok” rispondo, e mestamente aspetto il mio turno.

L’attesa nello stretto corridoio che porta al wc mi aiuta a pensare. Sono le solite cose, mi ripeto, ma perché con me non funzionano? Guardo continuamente l’orologio e sento l’ansia crescere, so che dovrei pensare alla differenza tra paura e ansia, ma non ci riesco. Un bel respiro. Proviamo.

Le persone normalmente tendono a considerare i termini ansia e paura equivalenti, non a torto da un certo punto di vista. Per questo io le chiamo le cugine.  Diciamo subito che entrambe sono emozioni, e come tali determinano alcune reazioni fisiologiche piuttosto tipiche, come le palpitazioni, il respiro affannoso, la sudorazione, ecc. Poi dobbiamo ricordare un altro punto in comune: le cugine sono reazioni ad un pericolo. Quando ci sentiamo minacciati da qualcosa o da qualcuno proviamo ansia o paura. In cosa differiscono le cugine? La paura è la reazione ad un pericolo reale, mentre l’ansia è la reazione ad un pericolo percepito.

Esempio di paura: sto guidando, improvvisamente mi taglia la strada un motorino, brusca frenata, agitazione. La maggior parte delle persone reagirebbe provando paura in questa situazione.

Esempio di ansia: mi accorgo che la cassiera del negozio si gratta lievemente il naso. Inizio ad agitarmi, penso che dovrò prendere il resto che lei ha toccato con la stessa mano, appena fuori sento l’esigenza di pulirmi. La maggior parte delle persone non penserebbe che la naso-grattatina sia un pericolo, l’ansioso si.

Quello prima di me esce dal bagno dopo ben dieci minuti, per cui entro con la stessa faccia esultante di chi si avvicina al boia.

Mentre faccio pipì in apnea guardo dal piccolo finestrino posto sopra la latrina, e vedo un ragazzo appena diciottenne seduto sul marciapiede, intento a fare stretching. Penso alla volta in cui io e il chirurgo , un mio paziente, ci siamo incastrati in uno dei tanti rovi dialettici. Non ricordo come ci siamo arrivati, ma ad un certo punto ci siamo ritrovati a parlare di ansia nello sport.

“A parte che io non credo all’ansia” incalzava il chirurgo. “Le emozioni sono tutte stronzate caro Dottore, la vita è fatta di cose concrete.”

“Eppure se ci troviamo qui uno di fronte all’altro, in questo studio…”

“Si, si, lo so dove vuole arrivare Dottore” continuava sornione il chirurgo. “Per non parlare poi dell’ansia nello sportivo, altra baggianata colossale”

“Ma perché scusi?”

“Mi chiede perché Dottore? Guardi, io faccio sport solo perché Lei insiste su questo tasto, e forse ha ragione. Ma io davvero non riesco a capire perché uno dovrebbe provare ansia facendo uno sport che si è scelto di fare liberamente, senza nessuna costrizione. Hai l’ansia perché devi fare la maratona? Tienitela, nessuno ti obbliga!”

“Guardi che nello sport, soprattutto in caso di competizioni, è normale provare ansia” rispondo io. “Livelli moderati di ansia, detti arousal o attivazione, sono funzionali alla performance dello sportivo. E’ stato dimostrato che un arousal eccessivo interferisce con la performance. Ad esempio, nella maratona…”

“Non mi parli di maratona”. Il chirurgo stava per calare il bisturi. “Tutti segaioli perditempo, potrebbero usare quell’energia a letto con le loro mogli. E quelli della mezza maratona? Sono delle mezze seghe perché si accontentano della mezza gara ma si sentono i guerrieri della strada come i loro cugini maratoneti.”

“Lei è sempre così delicato nelle analisi…”

“Ma Dottore, non vorrà dirmi che Lei…”

E’ finita l’apnea, torno al bancone del bar. Il Bianco mi guarda divertito e mi fa segno che è ora. Camminiamo facendoci largo tra sacchi dell’immondizia bucati, ognuno con dentro una persona sorridente e (a mio avviso) fortunata. Mannaggia, penso battendo i denti per il freddo e per l’ansia, la prossima volta me lo metto anche io il sacco.

Stipati come sardine. Guardo il cielo e mi interrogo per l’ultima volta: cosa ci sarà dietro quella curva a destra? Riuscirò a bere? E se mi scappa ancora? E se inciampo in via Sicardo? Ma chissenefrega.

Sento l’ansia svanire lentamente per far posto all’adrenalina: arriva l’arousal, dai, quanto manca?

Ci siamo.

Via i sacchi dell’immondizia.

Inno di Mameli.

Sparo.

Partiti.

Dueorezeroquattro.

Lacrime.

Grazie Bianco, mi hai cambiato la vita.

W le mezze seghe.

 

 

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