Brescia, 17 gennaio 2014.

Normalmente non sono particolarmente superstizioso, e il venerdì 17 mi lascia indifferente. Al massimo mi scappa una battuta al paziente che si becca la seduta delle 17.00, e ci facciamo entrambi una risata. Ma oggi, dopo il viaggio allucinante Milano – Brescia mi potrei ricredere: acqua a catinelle, uscita per la A4 chiusa, deviazione verso Carugate, barriera di Agrate bloccata, telepass non letto (decine di clacson rivolti alla mia macchina), autogrill con parcheggio pieno…

Sono arrivato in studio a Brescia alle 15.00, dopo due ore e un quarto di viaggio, con la faccia allucinata e poco rassicurante. Prima di iniziare decido di farmi un panino: al bar hanno finito il pane.

Con due sacchetti di patatine in mano, decido di salire i cinque piani prendendo le scale, non si sa mai visto l’andazzo. Ora, qualcuno potrebbe pensare che questo sia un artificio letterario, ma non lo è: Internet bloccato e il calorifero del bagno rotto mi hanno dato il colpo di grazia. OK, la sfiga esiste, mi sono detto. Meno male che non ho preso l’ascensore.

A tirarmi su il morale ci ha pensato il chirurgo. Si fa per dire.

“Oh…caro dottor Bulla, ma come sta? Parlano tutti della Sua cagionevole salute” esordisce lui. Da quando ho scritto il pezzo sul mio viaggio da Lamezia Terme amano tutti prendermi in giro, manco fossi un appestato.

“Guardi che io mi ammalo molto raramente!” rispondo stizzito (e subito mi pento, appena ricordo che oggi è venerdì 17).

“Dovrebbe riguardarsi, non vorrà costringermi a cercare un altro psicologo…”. Oggi il chirurgo è in forma, penso. Non posso trattenermi dal fare le corna nascondendo la mano dietro la poltrona. Tiè.

“Dottor Bulla, oggi vorrei parlarle della Fede”.

“Interessante, e come mai?”.

“Ma Lei non li legge i giornali?”.

“No, ma cosa c’entrano con la Sua fede?”.

“Su Dottor Bulla, non ha sentito la faccenda della suora incinta?”.

“No”, mento. In realtà è difficile scampare al clamore di certe notizie. Quando tutti urlano la stessa cosa, prima o poi la senti. Il problema è che parlare con il chirurgo di certi argomenti è davvero molto faticoso: è una di quelle persone con cui ho la sensazione di dover difendere il mio punto di vista. E a me non piace molto discutere adottando un atteggiamento difensivo, finisco con l’innervosirmi, e il mio interlocutore se ne accorge.

“Mi sono scelto proprio lo psicologo delle caverne”, inizia a sfottermi il chirurgo. “Vabbè, comunque nulla di nuovo, è la solita suora che è andata a letto con qualcuno. Solo che questa è rimasta incinta. E dice di non essersi accorta della gravidanza. Pare abbia partorito un bimbo, a Rieti, e l’ha chiamato Francesco. Beh, che ne pensa dottor Bulla?”.

“E Lei cosa ne pensa?” faccio io, rimbalzando la domanda.

Purtroppo il chirurgo pensa quello che pensano molte persone, almeno a giudicare da quanto si legge in rete: faciloneria, giudizi sommari, condanne morali, battute scontate. E il risultato finale? Sempre il solito: questi avvenimenti metterebbero in discussione la credibilità della Chiesa. Fino a qui io non ho nulla da eccepire: ognuno è libero di pensarla un po’ come vuole. Personalmente, mettendomi nei panni della suora, ora mamma, non posso fare a meno di pensare alla sofferenza interiore che probabilmente ha provato.

La mia posizione rispetto a questi temi è piuttosto incerta: dubito che un essere umano possa tenere a bada per sempre le proprie pulsioni sessuali, se non con fatica. Per qualcuno la fatica incentiva la dedizione totale, mentre per altri questo sforzo può trasformarsi in una trappola.

La pulsione sessuale non è solo mediata dal cervello, ma anche dagli ormoni. E’ un sistema complesso ed estremamente variabile negli esseri umani. Per qualcuno, quindi, la scelta di castità potrebbe essere molto più impegnativa. Metti insieme ormoni, neuroni, motivazione, cultura e personalità, ed otterrai una persona più o meno fragile. Quindi ritengo sia scientificamente difficile ridurre questa gravidanza ad una questione di leggerezza.

Rispetto al problema della credibilità ecclesiastica, personalmente cerco di non mettere questi eventi sullo stesso piano della mia Fede, come se fosse il pretesto per archiviarla definitivamente. Ci ho provato per anni senza riuscirci del tutto, e alla fine ho finito per riavvicinarmi alla Fede. Questo mi ha insegnato a vedere i due mondi (quello degli esseri umani e quello della mia spiritualità) separatamente. Ma forse è una vicenda un po’ complicata da descrivere ora.

Con il chirurgo ho provato ad esplorare il rapporto tra queste notizie e la Fede. Lui è in piena fase tribolata, dove una suora incinta è sufficiente a farti traballare. Ma trovo interessante che persone come lui si pongano il problema. Perché ha bisogno di conferme? Perché dentro di lui c’è un movimento, e questa sorta di corrente sotterranea porterà da qualche parte, prima o poi.

“Dottore, questa volta mi è piaciuto il nostro colloquio” dice il chirurgo, e subito penso al miracolo.

Si alza pensieroso, forse un po’ turbato, e per questo fa appello alla sua solita ironia, come fanno molte persone quando si sentono in imbarazzo.

“Si tiri su però Dottore, mi raccomando! Le consiglio il ginseng…”.

“Grazie, ci penserò”.

Ci mandiamo a quel paese con lo sguardo, come sempre, come due buoni amici.

E ci salutiamo.

Torno in studio.

Guardo il cellulare.

Mi è arrivato un sms, l’ha spedito il chirurgo in questo momento.

Vorrà ringraziarmi penso.

Doc chiami qualcuno sono bloccato in ascensore”.

Che sfiga.

 

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